Ville Venete - Le ville in provincia di Rovigo

E' opinione diffusa che la provincia di Rovigo, fatta eccezione per la Badoera, non conservi ville degne di nota. Errore. Erano i primi anni del XVI secolo, quando il territorio tra Adige e Po passò sotto la Serenissima godendo di un sospirato, lungo periodo di stabilità: e come per la riviera del Brenta, anche qui i proprietari terrieri veneziani edificarono le proprie residenze sfruttando una fitta rete di canali, raggiungibili dalla Laguna.

 

Differentemente dalla altre aree, tuttavia, il declino arrivò prima; e molte ville precipitarono nell'oblio, alcune anche fino ad oggi, quando aministrazioni e privati si trovano ad affrontare ingenti problemi di recupero e fruibilità.

 

 

LA PRIMA DELLA LISTA: VILLA BADOER a Fratta di Polesine ...

Detta la Badoera, è l'esperimento perfetto del sistema di progettazione palladiano. Bianca come un tempio attico, e come quello alta nel suo podio al culmine di una scalinata monumentale, la villa è quasi il prototipo di uno dei più geniali e innovativi architetti del nostro rinascimento e probabilmente quello la cui influenza è durata più a lungo nei secoli.

Villa Badoer è un insieme di stanze di dimensioni e forme diverse articolate intorno a un grande atrio passante sul modello dei palazzi veneziani, che prende luce dall'ingresso monumentale, affacciato sul cortile ornato da fontane e pozzo, e dalle finestre sul retro, aperte sul bordo cintato, in parte orto, in parte giardino, rivolto verso la campagna. La facciata sta in pratica tutta nel grande frontone triangolare ornato dallo stemma che conclude il pronao esastilo, e nelle rampe della scalinata, rivolte al cortile e alle due barchesse laterali, piccoli portici colonnati a tenaglia: metaforici abbraci verso l'ospite in visita nelle intenzioni dello stesso Palladio.

La villa è raccolta, appena quattro stanze e altrettanti piccoli locali di passaggio che le collegano all'atrio, con pavimenti in seminato veneziano e affreschi del Giallo Fiorentino a grottesche e scene agresti e mitologiche. Sotto ci sono gli ambienti di servizio, cantine, cucine, dispensa; sopra i granai, perfettamente conservati.

Se pure di proporzioni limitate, villa Badoer sarebbe subito diventata il fulcro del paese di Fratta, visibile fin da lontano grazie al timpano con cui spiccava sul territorio circostante. L'incisivo intervento del Palladio nella topografia locale determina un riaggiustamento dei rapporti edilizi ma anche della viabilità: tanto da far decidere di deviare il corso della strada che attraversava il paese da est a ovest passando sopra le acque dello Scortico per superare il canale con un nuovo ponte che fosse in asse con la facciata della villa. A conferma di questo spostamento di baricentro, il paese entra in dialogo con la villa creandole di fronte, oltre il canale, una lunga piazza, luogo di aggregazione sociale, porticata nell'Ottocento. Non solo: il nuovo canone classico proposto dal Palladio scatena l'emulazione fra gli altri nobili, sì che il timpano triangolare diviene irrinunciabile accessorio delle dimore costruite successivamente.


 

Partendo dal capoluogo verso est, a Taglio di Po, in posizione isolata sull'argine destro del fiume, ecco il complesso di Ca' Zen Avanzo. La sua storia è strettamente intrecciata a quella del contesto in cui è posta: l'edificio dominicale fu costruito nel Settecento in mezzo alle paludi, probabilmente come casino di caccia, e fu poi ampliato il secolo successivo quando le operazioni di bonifica determinarono un incremento dell'attività agricola.

Oggi è in parte trasformata in un agriturismo di charme, sede di stage di equitazione e di corsi intensivi di inglese.

 

Tornando verso Rovigo, si trova ai margini del centro di Villadose villa Patella, risalente al Cinquecento e oggi sede del Comune. Proprio la trasformazione in sede municipale ne ha permesso la conservazione e il restauro, per esempio dei soffitti lignei originari, nonchè la visita.

 

Poco lontano, a Pontecchio Polesine, Ca' Cappello mostra ancora i segni di una grandiosa struttura del Seicento, sebbene sia stata modificata più volte nel corso dell'ultimo secolo. Oggi, dopo lungo abbandono, è in restauro.

 

Si trova invece nei pressi del Po, a Polesella, la scenografica villa Morosini, con un prospetto esterno decisamente fastoso: una volta si affacciava direttamente sul fiume. Costruita nel Cinquecento come residenza del doge, forse su progetto di Scamozzi, è stata recentemente restaurata ed ospita mostre ed eventi.

 

Storia diversa per il Castello estense di Arquà Polesine, fin dal XII secolo struttura difensiva dei signori di Ferrara, poi presidio militare veneziano, poi ancora, in epoca cinquecentesca, trasformato in villa e tenuta agricola. Restaurato da poco, è sede del Comune; da notare gli affreschi originali dell'interno.

 

A Fiesso Umbertino si trova invece villa Morosini Calergi, uno dei più singolari esempi di residenza aristocratica di campagna, progettata nel Settecento da Andrea Tirali. Curiosa la sua pianta centrale, su cui svetta un tiburio ottagonale, con corrispondente altissimo salone interno.

 

Pochi chilometri e si è a Fratta Polesine, dove si trova la Badoera ma anche villa Molin Avezzù, risalente alla stessa epoca: imponente la facciata, collocata in modo da formare un angolo ideale con quella di villa Badoer, e splendidi gli interni, con decorazioni ad affresco con grottesche, basate sui temi dell'amore e della fecondità, forse realizzate da Giallo Fiorentino verso il 1564.

 

Verso ovest, a Trecenta si trovano villa Pepoli, detta il Palazzon, austera esternamente e ricca di stucchi all'interno; e villa Nani Mocenigo a Canda, progettata forse da Scamozzi, splendida per prospetto e parco.

 

L'itinerario fra le ville venete si può concludere a Lendinara, dove si trova Ca' Dolfin, con straordinario parco ottocentesco, forse il più bello della provincia, di cui si raccomanda la visita.

 

 

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