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Prendere una Suite al Gritti Palace o al Danieli

Il modo più bello per assaporare Venezia è alloggiare in un palazzo veneziano tra i quali sicuramente c'è il Gritti Palace. Certamente è la migliore sistemazione, insieme al "sister hotel" Danieli per la sua posizione centralissima, a pochi passi da Piazza San Marco, ma nascosta su un canale tranquillo. Con la splendida vista sul Canal Grande, non c'è da meravigliarsi se la sua terrazza ristorante è uno dei luoghi preferiti per mangiare a Venezia.


"Poche cose nella vita, sono più piacevoli che stare seduti sulla terrazza del Gritti..." scrisse come ospite dell'albergo W.Somerset Maugham. A santa Maria del Giglio c'è l'ingresso al Gritti Palace, dove era solito gustare il Martini doppio anche il colonnello Richard Cantwell, personaggio protagonista del romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi citato insieme al suo cretore, Hemingway, anche in un'altra parte del libro.


Ma soprattutto il Gritti è un luogo dal romanticismo sgargiante ed esuberante, con i suoi colori veneziani, i letti a baldacchino e le decorazioni in legno. Hemingway soggiornava spesso al Gritti, che era il suo hotel preferito a Venezia, soprattutto perchè le sue cantine erano fornitissime di Valpolicella: "Un vino rosso cordiale come un fratello con cui si va d'accordo", così il colonello Cantwell descrive il Valpolicella. Nel racconto il colonnello Cantwell sorseggia le bottiglie di vino veronese nelle stanze dell'hotel Gritti di Venezia, dove soggiornò lo stesso Hemingway, convalescente dopo le battaglie sul fronte italiano. Ad aspettare Hamingway al Gritti Palace, c'era il Gran Maestro, un affettuoso capo cameriere che sapeva prevenire e suggerire tutto, come la bottiglia di Valpolicella che Hamingway trovava in camera al suo rientro.


Si racconta, a proposito del Gran Maestro, che dopo la pubblicazione di Di là dal fiume e tra gli alberi, si presentò all'hotel un' anziana miliardaria americana che si era innamorata del Gran Maestro leggendo il libro. I due si sposarono dopo poco e cominciarono a far la bella vita viaggiando per tutto il mondo. Ma non " bella " quanto il Gran maestro aveva immaginato. C'erano sì i grandi alberghi, ma la vegliarda pagava e decideva; e com'è nella natura delle cose esigeva di essere servita di tutto ciò che serve a una povera inesauribile miliardaria ottantenne. Lui si sentiva così umiliato che nel giro di poco tempo, col cuore sofferente, morì.


L'edificio principale dell'hotel Danieli è invece l'originale Palazzo del doge Dandalo, costruito nel XIV secolo, perfettamente restaurato nel suo gotico veneziano con marmi rosa, colonne con foglie d'oro, candelieri di vetro di Murano e oggetti antichi che fanno rivivere lo splendore e il fascino della Venezia nobiliare. Entrando nel vasto atrio la vista dello scalone, delle luci che risplendono, dei marmi lascia senza fiato. Se non vi capiterà di visitarlo come clienti, godetene la vista attraverso gli occhi della cinematografia che ha ambientato qui, ad esempio, i soggiorni veneziani di uno dei più famosi eroi della pellicola: quel Bond, James Bond, di Jan Fleming, cultore dell'eccellenza del vivere.


Se poi vogliamo farci guidare ancora da Hemingway nella ricerca dei soggiorni imperdibili di Venezia, proseguiamo per Torcello. A pochi passi dalla biforcazione del canale che la attraversa si può notare sulla destra una casa rossa abbelita da una grande altana. E' la casa dove a vissuto, lavorato, sognato Ernest Hamingway. In realtà non si tratta di una casa ma della famosissima locanda Cipriani. Arrigo Cipriani nelle sue memorie ricorda che: " Lo scrittore era ancora molto robusto ed esuberante e ogni tanto, se trovava qualcuno più o meno della sua forza, sfogava bonariamente la sua passione per il pugilato... la sfida senza vincitori e vinti si concludeva con una inevitabile bevuta. Hemingway, che sembrava vivere liberamente durante il giorno, era di notte di una implacabile precisione nel suo lavoro. Alle dieci si ritirava nel suo appartamento a scrivere, voleva in camera sei bottiglie di amarone, un vino veronese. Gli duravano tutta la notte; la mattina le trovavamo vuote. Spesso la mattina presto andava a caccia di anatre ".


Proprio la Locanda Cipriani a Torcello fu il palcoscenico dell'amore tra lo scrittore e Renata Ivancich, che Hemingway descrive nel romanzo con riferimenti così precisi a fatti e persone reali, a partire dal nome della protagonista, Renata, che rispecchia un'altrettanto giovane Renata Ivancich, che lo scandalo ne impedì la pubblicazione per almeno due anni.


Ma sì sa che Venezia vive tutte le stagioni del cuore. Città dell'amore e della malinconia per un amore perduto. Un poeta della canzone, Charles Aznavour, ha nelle sue note cantato Com'è triste Venezia... se non si ama più...



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