Immagine principale

La Riviera del Brenta e le Ville Venete

La Riviera del Brenta è una bucolica striscia di terra scelta quale residenza di campagna dai dogi e, ancora oggi, da alcune famiglie veneziane.

Le Ville che da Padova alla laguna si specchiano nelle acque pacifiche del fiume hanno, per il visitatore che vi arriva a filo d'acqua, in sella a una bicicletta o in auto, il sapore buono e un pò letterario della villeggiatura nobile.

 

La Riviera del Brenta segue il corso del fiume che unisce Padova a Venezia, quasi un sentiero della città lagunare che si addentri nella terraferma.

 

... La terra di villeggiatura

 

Chi passa oggi per la Riviera del Brenta ne deriva sicuramente un quadro di pace e spensieratezza che non ha più il sapore della fatica che ha permeato l'atmosfera di queste zone per secoli.

I dissidi tra veneziani e padovani, gli sforzi per strappare la terra alle piene del fiume e alla laguna e lo sfruttamento dell'energia per le macine dei mulini sono solo testimoniati dai testi.

La Riviera del Brenta oggi parla soprattutto attraverso la natura e l'architettura.

Dal 1409, assicuratasi definitivamente il controllo sul Brenta con l'annessione di Padova, la Repubblica di Venezia iniziò a dedicarsi alle proprietà terriere.

Dal Cinquecento al Settecento questa lunga striscia verde fu eletta a villeggiatura privilegiata dai ricchi patrizi veneziani che vi fecero costruire le loro ville: decine e decine di ville, circondate da parchi e giardini, di grandi maestri dell'arte italiana che avrebbero accolto papi, re, artisti e uomini di cultura e che ora occhieggiano dalla vegetazione per tutto il corso del fiume.

 

... Le Ville

 

La villa, che sorgeva vicino al podere, si imperniava su un corpo centrale al lato del quale si trovavano le "barchesse", dove , sino alla fine del Settecento, veniva immagazzinato il grano e si riponevano le barche, perchè era vietato lasciarle attaccate lungo il canale.

Nel XVII sec. le barchesse furono adibite a foresteria, perchè le feste in villa, lunghe e frequenti, imponevano di trovare una sistemazione agli ospiti, i "foresti".

 

Inizialmente ideata per controllare l'attività agricola, la villa si tramutò presto in ideale luogo di villeggiatura, dove i signori si recavano "con il pretesto di sorvegliare i poderi".

Presi a tal punto dalle "smanie della villeggiatura", i nobili veneziani nel Settecento intonavano così, tra ozi e lussi, il canto del cigno della Serenissima.

I mesi di villeggiatura erano i mesi di giugno, luglio, ottobre e novembre.

 

Di poche ville si conoscono i nomi degli architetti. Considerato però il livello artistico di tutte le residenze, se ne deduce che queste dovessero essere quasi la naturale espressione di un senso estetico e un livello artistico alti e diffusi.

 

Complice il richiamo palladiano ai fasti dell'antichità presentano gigantesche colonne e frontoni, portici imponenti, logge e finestre incorniciate di bassorilievi e persino cupole, del tutto inconsuete nelle abitazioni dei privati.

Quasi una celebrazione mistica del fasto bucolico che divenne così rapidamente moda da condizionare l'intera Riva del Brenta e da consegnare alla storia il Palladio che nel suo Libro dell'architettura le presentava come luoghi ideali per essere: "Visitati da virtuosi amici e parenti loro, avendo giardini, fontane e simili luoghi sollazzevoli, potranno facilmente conseguir quella vita beata che qua giù si può ottenere".

 

Le ville venete sono note non solo per la loro bellezza ma anche per lo sfarzo che osservatori e narratori della vita veneziana descrivono massimo perfino nelle vesti dei servi, di cocchieri, dei barcaioli e di chiunque avesse accesso alle ville e che ne caratterizzava i cortei acquei, le cene, le sagre e le feste che si protraevano fino all'alba.

 

... Come ci si divertiva lungo il Brenta

 

Gli svaghi della villeggiatura dei patrizi veneziani erano cadenzati su ritmi quasi rituali: in tarda mattinata il "ciocolatte" poi una passeggiata in giardino, qualche gioco alle carte e quindi a tavola dove non mancava mai qualche visitatore pronto a riferire l'ultimo scandalo del giorno.

Dopoi il caffè, un riposino prima di accomodarsi sulle carrozze che, al tramonto, accompagnavano i nobili lungo la Riviera per una passeggiata o per raggiungere qualche villa vicina dove teatrini, giochi, musica e balli intrattenevano fino a tarda ora.

 

Nobili o popolani, i divertimenti veneziani erano accomunati dal gusto della farsa. I burattinai trovavano dovunque l'ambiente ideale per sistemare i loro teatrini, animati da Brighella, Arlecchino, Colombina e Pantalone. E anche nei giardini delle ville venivano rappresentate le commedie. Non c'era veneziano che non si portasse in villeggiatura i libretti preferiti.

 

Non si cenava che a tarda notte e qualcuno, prima del sonno, non disdegnava un'altra passeggiata in carrozza per godersi la bellezza dell'alba.

Va da sè che le tavole venissero imbandite con golosità d'ogni genere e che alle gioie della gola si accompagnassero anche quelle dell'amore, complice il buio di quella vita vissuta prevalentemente nelle ore notturne.

 

Questi piacevoli e spesso licenziosi ozi veneziani si raggiungevano lungo il Brenta navigando, in modo comodo e veloce, a bordo del "Burchiello", antenato del comodo traghetto che oggi conduce i turisti a visitare le oltre 70 ville che sorgono da Padova a Venezia, legate ai nomi illustri del Tiepolo, del Palladio e del Veronese.



Inserisci un commento












Captcha
( * )

I commenti sono moderati, alcuni dati sono registrati nel rispetto della privacy. Inviando il commento si accettano le condizioni.