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A Venezia il meglio della nuova drammaturgia italiana

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I MARTEDI’ DELL’AVOGARIA: SBARCA IN LAGUNA IL MEGLIO DELLA NUOVA DRAMMATURGIA ITALIANA
 
Otto appuntamenti con il meglio della drammaturgia contemporanea nazionale. Al via il 12 marzo 2019, ore 21.00, il nuovo ciclo de “I martedì” del Teatro a l’Avogaria di Venezia, rassegna che porta in laguna le produzioni più interessanti della nuova scena teatrale.
 
Si parte con “Un cottage tutto per sè” di e con Natalia Magni. Un monologo che vede protagonista Orsetta, una donna che si trova nell'infelice età tra i poco prima dei quaranta e i quaranta già compiuti. Zitella, senza figli, ha un ex che ha coronato il loro sogno… con un’altra, una madre pronta ad aiutarla nel peggior modo possibile, una socia e migliore amica felicemente sposata e di nuovo incinta, un lavoro che la mette in contatto quotidiano con l'amore e l'affettività. Ma Orsetta non cede allo sconforto, si rimette in gioco, cade e si rialza, mossa dal suo sogno che, magari in forma imperfetta e imprevista, potrebbe finire per realizzare. Uno spettacolo dove si ride ma si riflette anche su temi come l'accettazione di sé, la scoperta del proprio spazio interiore, il distinguere i propri sogni dai desideri degli altri.
 
“Trovata una sega!”, in programma il 19 marzo,  è una pièce teatrale scritta, diretta e interpretata da Antonello Taurino che riporta alla luce un episodio italiano risalente al 1984, legato all’artista Amedeo Modigliani e a tre giovani studenti. La leggenda la conoscevano tutti a Livorno: nel 1909 Modigliani getta nel Fosso Reale alcune sue sculture, deluso per lo scherno di amici che lo avevano deriso per quelle opere. Ma quando nel 1984 il Comune ne azzarda tra roventi polemiche il temerario recupero, avviene la pesca miracolosa di tre teste che porta davanti ai Fossi di Livorno le televisioni di tutto il mondo. Ma dopo un mese venne fuori che non erano proprio di Modigliani. L’invasamento collettivo nel cortocircuito vero-falso e il mistero di alcune morti mai chiarite. Tre studenti burloni e un pittore-portuale dalla vita maledetta. Uno spaccato sociologico sull’Italia d’allora e tantissima, memorabile, comicità involontaria: ecco gli ingredienti dello “scherzo del secolo”.
 
Un monologo comico sull'omosessualità femminile, ironico e stravagante. Il 26 marzo, va in scena “Le donne baciano meglio” di e con Barbara Moselli una produzione della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse. La trama in breve: Barbara ha 33 anni quando scopre di essere lesbica. Dopo anni di vita dichiaratamente etero, si trova ad aver a che fare con la sua vera natura. Da qui un percorso in compagnia di diversi personaggi, che la condurranno alla totale accettazione di sé. La piece parte da una doppia esigenza dell’autrice: da una parte il bisogno di raccontarsi, dall’altra quello di affrontare la tematica dell’omosessualità femminile, da sempre poco discussa. Ironico e stravagante, lo spettacolo tocca il tema dell’innamoramento e della metamorfosi personale, utilizzando il palcoscenico come grande camerino all’aperto.
 
Ad aprile, il 2, si parte con il racconto dell’epopea del Traforo del Sempione. Lo spettacolo “Simplon” di e con Stefano Beghi inizia nel 1898, quando Leone sceglie di partire. La meta, come per molti altri uomini del suo tempo, è il più grande cantiere che la storia italiana abbia mai visto allora: gli scavi per il traforo del Sempione. Leone, adolescente cresciuto ai margini di un'Italia troppo giovane per potersi chiamare Stato, è spinto dalla rabbia per una condizione di povertà che non capisce, dal desiderio di riscattarsi, dall'ambizione di diventare grande. E come sempre succede, l'ambizione vuole fare la strada più breve.
 
Il 9 aprile, “Non tutto il male viene per nuocere, ma questo sì”, di e con Giulia Pont per la regia di Carla Carucci. Un monologo di stand-up comedy, profondo e divertente, che racconta una generazione stretta tra la delusione delle proprie aspettative e il desiderio di realizzarle. Ad incarnare le sorti di questa generazione, una ragazza con una madre iper apprensiva, dei lavori di poco conto, un fidanzato che non sa dire “ti amo”, uno psicoterapeuta dai metodi insoliti e un amico immaginario. Uno spietato resoconto di una vita piena di sconfitte, il sogno di una stabilità economica che si traduce in una esistenza dove a 40 anni si condividono le spese d’affitto con tre matricole universitarie.
 
Gran finale con un classico. Il 16 aprile la rassegna si conclude con “Mistero Buffo e altre storie” di Dario Fo e Franca Rame con Giulia Angeloni e Sara Dho.   Mistero Buffo dal 1969, anno in cui Dario Fo e Franca Rame lo misero in scena per la prima volta a Milano in un capannone di Porta Romana, è stato replicato migliaia di volte in Italia e in tutto il mondo. Lo spettacolo nacque con l'intento di dimostrare l'esistenza storica di un teatro popolare di grande valore, che nulla aveva da invidiare ai testi di tradizione erudita, espressione della cultura della classe sociale dominante. C’erano monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiani ma provenienti da tutta Europa. A più di quarant’anni di distanza, l’impatto di queste storie sugli spettatori continua ad essere forte immediato, capace di far emergere pensieri e ideali condivisi e di riappropriarsi della ‘Storia’ da un punto di vista nuovo, cioè attraverso ‘altre storie’ diverse e attuali, propri come accadde a quella generazione di giovani che lo vide in scena nei primi anni’70.
 
Gli spettacoli, alle ore 21.00, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889 o via mail all’indirizzo [email protected]com.
    


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