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Carlo Saraceni. Un Veneziano tra Roma e L'Europa

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Carlo Saraceni. Un Veneziano tra Roma e L'Europa è la mostra, ideata da Rossella Vodret e curata da Maria Giulia Aurigemma e Roberta Battaglia, allestita nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia.


In continuità con la mostra romana, ospitata nei mesi scorsi presso le Scuderie del Quirinale, l'edizione veneziana, aperta al pubblico fino al 29 Giugno 2014, si propone di evidenziare i legami di  Carlo Saraceni con l'entroterra Veneto e con Venezia.

Uno sbarco, quello nella città lagunare, che suona un pò come il ritorno dell'artista seicentesco in terra patria dopo il lungo soggiorno nella città dei Papi.


Carlo Saraceni, uno dei primi e più importanti seguaci ed interpreti di Caravaggio, pittore "Veneziano" colto, benestante e di gusto francese, come attestano più fonti, interpretò con profondità la cultura artistica del suo tempo, legando la sua vasta produzione ai nomi dei principali committenti religiosi ed aristocratici dell'epoca.


La mostra antologica dedicata a Carlo Saraceni comprende una sessantina di opere, tra le quali non mancano quelle commissionate al pittore da alcune influenti famiglie romane, come il Riposo dalla Fuga in Egitto dell'Eremo dei Camaldolesi, eseguita per la famiglia Aldobrandini, e i dipinti eseguiti per alcune congregazioni ecclesiastiche straniere.

Straordinarie le due pale per la chiesa della nazione tedesca, Santa Maria dell'Anima: immagini di grande potenza e tensione drammatica, una sorta di testamento spirituale lasciato a Roma prima del rientro a Venezia, dove, nel 1620,  la Serenissima lo chiamò per compiere un telero per Palazzo Ducale. La morte prematura che lo colse il 19 giugno non gli permise di portare a compimento il dipinto che fu eseguito, su studi dello stesso Saraceni, da Jean Le Clerc.


Una sezione della mostra è dedicata ad illustrare il legame di Saraceni con alcuni giovani artisti veronesi che collaborarono con lui in alcune imprese decorative. Tra loro Marcantonio Bassetti, Alessandro Turchi detto l' Orbetto, Antonio Giarola e Pietro Bernardi.

In mostra è inoltre esposto il disegno raffigurante Andromeda del Cavalier d'Arpino, posto a confronto con il piccolo dipinto giovanile di Saraceni di analogo soggetto; il testamento dell'artista, redatto in casa Contarini, dove morì, conservato nell'Archivio di Stato di Venezia; il volumetto commemorativo Dogliose lacrime della Biblioteca Marciana, scritto dal religioso Maurizio Moro in morte del pittore e dedicato a Giorgio Contarini, mecenate di Saraceni.



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