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Scala Contarini del Bovolo

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La Venezia più segreta si scopre camminando piano, con passo lento, di calle in calle, di campiello in campiello.

Se un giorno vi trovate in Campo San Luca, mantenete la destra, imboccate la prima calle a sinistra e vi ritroverete in Campo Manin. Proprio in corrispondenza del monumento dedicato a Daniele Manin, sulla sinistra del campo, una stretta calle vi condurrà a Palazzo Contarini del Bovolo, famoso per la scala esterna a forma di chiocciola.

 

"Contiamo" i gradini della splendida Scala del Bovolo con lo scrittore veneziano Renato Pestriniero che  ha dedicato a questo insolito monumento di Venezia il racconto Nodi, pubblicato per la prima volta nel 1981 e più volte ristampato. Si tratta di una interpretazione visionaria, kafkiana, ma di notevole suggestione e di paradossale realismo:

 

" avavamo lasciato campo Manin per inoltrarci nell'unico accesso alla corte, una fessura in ombra tra cataste di case antiche, occhiaie nere, bocche di cantine putrescenti, muri di mattoni corrosi dalla salsedine. E alla fine ecco la corte piccola e raccolta, un pozzo formato da pareti di case sovrapposte, protuberanze, anfratti, un labirinto di volumi incastrati l'uno all'altro nel corso dei secoli. La scala sorge lì. E' una spirale di gradini che si avvolge all'esterno di una torre cilindrica, un nastro orlato di trine marmoree, un capriccio architettonico.

... Cominciai a salire aggirando il corpo cilindrico della costruzione sul quale si avvolgeva la Scala. Sul lato esterno la serie ininterrotta di archi si apriva su un vuoto grigio. A ogni decina di gradini passavo accanto a una porta di legno simile a quella dalla quale ero uscito sulla scala. Un numero così elevato di porte faceva prevedere una struttura interna ben strana. Sostai accanto ad una di esse. Filtravano suoni che non riuscivo a interpretare, una sorta di scalpiccio, un mormorare proprio accanto a l'uscio eppure lontanissimo, passi soffici provenienti da un silenzio per immergersi in un altro silenzio. Continuai a salire. Quando ebbi completato un paio di volute e mi ritrovai nuovamente sulla verticale della corte, mi resi conto che nelle distanze c'era qualcosa di sbagliato ".

 

Scala dei destini incrociati secondo Pestriniero, la rampa di casa Contarini ha obiettivamente la struttura a spirale di un infinito che è patrimonio dell'umanità come lo è la stessa Venezia, e anch'esso bisognoso di conoscenza e di restauro: la struttura del DNA: " Il vecchio - insiste il racconto di Pestriniero - aprì il cancelletto e proseguì fino a un ballatoio che costeggiava tetti e camini e altane. Mi sporsi. Gli archetti bianchi della Scala Contarini si inanellavano precipitando fino alla base. Intanto il vecchio avanzava lungo un passaggio di tavole di legno sul tetto di una casa. Il cielo aveva la luminosità delle sere d'estate inoltrata quando il sole è sparito dietro l'orizzonte. Sul tetto della casa c'era un'altana con due sedie. Di lato un gigantesco carpaccio sovrastava con l'imponenza della sua mole, vellutato di muschio e butterato di anfratti bui " ....



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