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Lo Squero

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Gli squeri sono i cantieri per le barche, spazi più o meno grandi prospicienti un canale e degradanti verso l'acqua per poter agevolmente tirare in secco i natanti; spesso hanno delle costruzioni alle spalle per poter lavorare al riparo dalle intemperie.


Lo squero, ossia cantiere in veneziano, deriva da "squara", parola che indica l'attrezzo adoperato per costruire le imbarcazioni. E' il classico cantiere dove si costruivano e si riparavano le imbarcazioni di dimensioni contenute come gondole, puppini, sandali, sciopòni e altri natanti tipici della tradizione navale veneziana.


I provetti artigiani che vi lavoravano venivano chiamati squeraròli, o maestri d'ascia, e provenivano dalla categoria dei marangòni ( falegnami ).


L'esistenza degli squeri e dell' " Arte degli Squeraròli " era di fondamentale importanza per la Venezia dei secoli scorsi, in quanto lo sviluppo e la vita stessa della città dipendevano dall'acqua e dai suoi trasporti.


Gli squeraroli si sono aggregati come categoria nel 1610, assieme alle maestranze dell'Arsenale e ai Peatàri ( costruttori di grosse chiatte ); la loro " Scuola" di devozione era a San Trovaso ( Santi Gervaso e Protasio ), sotto la protezione di Santa Elisabetta.


E proprio a San Trovaso esiste ancora un famoso e caratteristico squero per le gondole, meta di pittori, poeti e scrittori per il fascino che emana. Qui il tempo sembra essersi fermato: gli strumenti di lavoro sono quasi tutti gli stessi che si usavano secoli fa e l'odore della pece aleggia ovunque, tra le gondole in costruzione adagiate su di un fianco, fuori e dentro le baracche di legno, vicino alla casa che sembra uscita da una cartolina di montagna.


Lo squero di San Torvaso è uno dei più antichi e famosi di Venezia, sorge lungo il rio omonimo e risale al Seicento. E' uno dei pochissimi ancora in funzione, oltre a quello dei Muti alla Misericordia, e oggi vi vengono prodotte o riparate soltanto gondole, mentre in passato l'attività cantieristica si estendeva anche ad altri tipi di barche.


E' composto da più corpi di fabbrica: l'abitazione del proprietario, il deposito di legami e attrezzi, lo spazio dedicato alla costruzione dell'imbarcazione sovrastante lo scivolo, naturalmente verso l'acqua.


San Trovaso sembra un posto fuori del mondo e la casetta in legno assomiglia a quelle del Cadore. " Si, perchè i legni, la Serenissima, li faceva arrivare proprio da là, da quelle foreste. Ma in Laguna erano in pochi a saperli usare e i primi squeraròli sono venuti da lassù. Portandosi il ricordo della loro casa di montagna ".


A pochi passi dallo squero di San Torvaso si può vedere un altro antichissimo squero,fin dall'Ottocento gestito sempre dalla stessa famiglia: i Tramontin; luogo affascinante, pieno di pathos, entrarci è fare un salto indietro di un paio di secoli.


Un tempo gli squeri erano moltissimi, specialmente all'interno della città e in luoghi impensati, ora ne sono rimasti molto pochi; ve ne sono alcuni di pubblici, cioè dove i cittadini possono tirare a secco le loro barche per piccole riparazioni. Sono semplicemente degli "scivoli" sull'acqua, a cielo aperto, e chi li usa deve arrangiarsi.



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