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Le Cortigiane Veneziane

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Le Cortigiane Veneziane - A Venezia, città cosmopolita dove si assisteva ad un gran via vai di stranieri, commercianti, marinai e navigatori e dove i rampolli delle famiglie nobili erano spesso coinvolti in risse o scorribande per carpire le grazie di qualche fanciulla, il fenomeno delle cortigiane, era considerato un male necessario, oltre che scuola di vita.

 

Il lavoro delle "Prostitute" era tollerato e, quasi quasi, incentivato. Era controllato e soggetto a leggi speciali.

Fin dal secolo XIV  le cortigiane erano sottoposte alla vigilanza della magistratura dei "Signori di Notte" e dei capisestiere, che avevano compiti di polizia.

 

"Le Signore" non potevano abitare in case comuni, non potevano frequentare le Osterie e potevano girare per Venezia soltanto di sabato. Nel 1360 vennero obbligate ad abitare in una sorta di ghetto a San Matteo di Rialto, chiamato il Castelletto.

Da qui potevano uscire soltanto per girare nei dintorni, ma dentro un perimetro ben preciso e molto ristretto, inoltre alla sera, dopo la terza campana, dovevano starsene chiuse in casa, pena multe in denaro e frustate.

In ogni casa c'era una "matrona", una specie di direttrice e segretaria, che teneva la contabilità di ogni appartamento e pagava le tasse.

 

Molte cortigiane abitavano, però, anche in altri luoghi, in aree cittadine poi ufficializzate dalla consuetudine, quali Sant'Aponal, le Carampane e San Salvador.

Nei giorni delle Feste Sacre, quali Natale e Pasqua, non potevano avvicinare nessun uomo, pena 15 frustate !!

 

Se è vero che lo Stato emanava norme per le "Prostitute" molto restrittive, è anche vero che più volte le tutelava con leggi appropriate, per proteggerle dai soprusi e dalle angherie a cui spesso andavano incontro, specialmente da parte di nobiluomini.

Sembra inoltre che, per un certo periodo, il governo veneziano le esortasse a stare sui balconi a seno scoperto per arginare il diffondersi dell'omosessualità.

 

Le cortigiane a Venezia erano molte: nel censimento fatto nel 1509 venivano contate 11.164 "femene da partito", cioè prostitute.

La loro professione non era considerata disonorante, anzi spesso erano invidiate per il loro tenore di vita e per le amicizie che potevano vantare.

 

Certo, c'erano cortigiane di basso rango che abitavano in malsani tuguri ed erano frequentate dal popolino e c'era poi l'"aristocrazia" della categoria: splendide donne, spesso molto colte, letterate o musiciste, che gareggiavano e spesso superavano le donne della nobiltà.

 

Queste ultime, infatti, erano schiave della casa e delle mille regole imposte loro dalla società; per paradosso le vere donne libere, alle quali si facevano spesso pubblici onori senza alcun pudore di sorta, erano proprio le cortigiane di altissimo rango.

 

Vestivano in modo sfarzoso, abitavano in case lussuose e nei loro salotti si davano convegno letterati, artisti, esponenti dell'alta nobiltà e i numerosi visitatori stranieri che restavano stupefatti trovando presso di loro, oltre ai piaceri del corpo, anche un comodo mezzo per introdursi nella vita mondana, culturale e politica della città.

 

Proprio per i visitatori stranieri venivano pubblicati veri e propri "cataloghi" di cortigiane con nomi, indirizzi e costo della prestazione.

 

Fra i tanti nomi è meritevole di nota quello della famosissima Veronica Franco, che ebbe l'onore, tra le altre cose, di essere portata completamente nuda, su di un enorme piatto di portata, alla tavola del futuro Enrico III re di Francia durante un banchetto in suo onore organizzato a Palazzo Ducale durante una visita a Venezia.



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