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Il Bucintoro

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Era il naviglio del doge: un'imbarcazione splendida, ricca di dorature, intagli e addobbi che veniva usata per le manifestazioni ufficiali e per le uscite solenni del doge.

 

In particolare era con il Bucintoro che il doge solcava le onde per la festa dello "Sposalizio del Mare", il giorno dell'Ascensione, allorchè si celebrava l'unione tra Venezia e il suo mare mediante l'offerta di un prezioso anello gettato tra i flutti dell'Adriatico.

 

Venne costruito, almeno fino dal 1177, per motivi di prestigio nazionale, perchè la Serenissima voleva dare alla sua massima autorità rappresentativa un'imbarcazione che dimostrasse tutta la potenza e la ricchezza dello stato.

 

Il Bucintoro era la "nave ducale", una galea di rappresentanza, di esclusiva pertinenza del doge. Il natante era custodito in Arsenale, dove gli era riservato un cantiere coperto e veniva messo in acqua soltanto per le cerimonie più importanti, dopo esser stato preparato e addobbato con perizia.

 

Naturalmente nei secoli vi sono stati  più di un Bucintoro e ogni volta quello che seguiva era sempre più grande e sfarzoso del precedente.

Si possono ricostruire le varie "generazioni" dagli editti e delle cronache che raccontano la storia della città: del primo bucintoro si ha notizia nel 1177, un altro venne costruito attorno al 1250, un altro ancora nel 1312, un altro, infine, venne inaugurato il giorno della festa dell'Ascensione del 1526.

 

Riguardo i due ultimi Bucintoro si hanno dei particolari precisi .

Agli inizi del Seicento, visto che quello in uso era ormai in cattive condizioni, il Senato decise di finanziare la costruzione di uno nuovo, che venne inaugurato il 10 maggio 1606 accompagnando il doge Leonardo Donà delle Rose, nella sua prima uscita a San Nicolò del Lido.

Come i precedenti era stato costruito dai più provetti marangoni e maestri d'ascia dell'Arsenale e abbelito con figure lignee di sirene e cavallucci marini sui fianchi, colonnine dorate attorcigliate e delfini per sorreggere i loggiati, mostri marini in prua.

Durò più di un secolo, fino al 1719, quando si decise di demolirlo, ma era talmente bello che si vollero conservare molte delle sue sculture per impreziosire quello nuovo, che fu iniziato nel 1722 sotto la guida di Stefano Conti,"protomagistrato dei marangoni": era molto più grande del precedente, completamente dorato con foglia in oro zecchino e arricchito di nuove statue lignee.

Spinto da centosessantotto vogatori, quattro per remo, con circa quaranta marinai di equipaggio, era comandato personalmente dall'ammiraglio dell'Arsenale. Fu usato per la prima volta dal doge Lodovico Manin nel 1796, proprio mentre l'esercito di Napoleone Bonaparte entrava in Italia.

 

Fu Napoleone a ordinare la distruzione di questo simbolo, più volte rappresentato dal Canaletto, dal Guardi e da tanti vedutisti veneziani, come segno tangibile della sottomissione della Repubblica veneta.

 

Il 9 gennaio 1798 le truppe francesi, che avevano occupato Venezia nel maggio 1797 e si erano date al sistemico saccheggio della città, fecero irruzione nell'Arsenale e si avventarono sul Bucintoro, distruggendone a colpi d'ascia tutta la coperta, per poi bruciare il legname nell'isola di San Giorgio.

Lo scafo, ribattezzato Prama Hydra, fu trasformato in piattaforma galleggiante per batterie di cannoni e posto a guardia del porto del Lido.

Venne poi definitivamente demolito nel 1824 in Arsenale. Oggi rimane solo la sua vela dorata, col simbolo di San Marco, conservata al Civico Museo Correr.

 

La ricostruzione del Bucintoro, considerato il simbolo della rinascita di Venezia, è sempre stato un sogno nel cassetto di molti veneziani.

Vi sono dei progetti per ricostruire questo storico vascello; sarà una ricostruzione storico-filologica, che servirà a testimoniare il livello artistico e culturale della Venezia Trionfante, nel suo pieno splendore.



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Francesco Guardi: Solennità dogali - Il doge sul BucintoroCanaletto: Il ritorno del Bucintoro al Molo nel giorno dell'Ascensione

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