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I Giardini di Venezia

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Venezia è tutta pietre e acqua, ma non mancano, né sono mai mancati i giardini.


Nei secoli passati in città, ma anche alla Giudecca e a Murano, molti giardini e orti veneziani sono rimasti famosi per la loro bellezza, che stupiva anche gli stranieri. Erano generalmente annessi ai Palazzi di famiglie nobili, come quello degli Erizzo a San Canciano, degli Zilioli e dei Buoni a Sant'Angelo, con fontane e piante rare; dei Michieli ai Santi Gervaso e Protasio, dei Testa a Cannaregio. Si ricorda addirittura un giardino posto sul tetto del palazzo del segretario e cavaliere della Repubblica Simeone Santo, a San Gregorio, con giardino botanico e collinetta con corso d'acqua che faceva girare dei piccoli mulini. Alla Giudecca furono rinomati i giardini dei Dandalo, dei Gritti, dei Vendramin, dei Loredan; a Murano quelli dei Morosini, dei Corner, dei Navagero, e quello della Villa Priuli, ricordato come "luogo di ninfe e semidei".


Oggi ne sono rimasti ben pochi, per la maggioranza assolutamente celati tra i palazzi, e si possono immaginare quando, camminando per la città, si scorge qualche albero spuntare dietro o tra i tetti. Vi sono però dei giardini pubblici, o semi-pubblici, che si possono visitare o dove si può sostare.


Giardini Pubblici

Poco distanti dalla verde Sant'Elena, i Giardini Pubblici sono il polmone della città, pieni di alberi, piante varie e tappeti erbosi. L'ingresso principale è dalla via Garibaldi, con un'ampia cancellata, il Monumento a Giuseppe Garibaldi e un ampio viale di robinie; vi si accede anche dalla Riva dei Sette Martiri o, sul retro, dalla calle di San Domenico.


Questa grande area, un tempo un popoloso quartiere di periferia, abitato da pescatori, merlettaie e impiraperle ( infilatrici di perle ), veniva chiamato " Motta di Sant'Antonio ".


Attorno al 1810, per decreto di Napoleone, vennero abbatuti tutti gli edifici per fare spazio al progetto dell'architetto Giannantonio Selva: vennero distrutti la chiesa e il convento di San Domenico, la chiesa e il convento di Sant'Antonio di Bari, la chiesa e il convento delle Cappuccine, l'Ospedale dei Marinai, la chiesa e il convento di Sant'Antonio Abate. Di queste costruzioni restano alcune vestigia, sparse nel verde assieme ad altre statue poste più tardi.


E' molto piacevole passeggiare al suo interno, sotto i grandi alberi, tra i vialetti o sostare sotto un gazebo, godendo della frescura delle piante e nello stesso tempo della vista della città e del tratto di laguna circostante. Da qui si guarda Venezia " di lungo ", con San Marco alla fine della dolce curva della Riva degli Schiavoni e a fronte l'isola di San Giorgio e la Punta della Dogana, da una nuova prospettiva che sembra ingannevolmente ridurre le distanze.


Gran parte dell'area dei Giardini pubblici è stata chiusa per dedicarla alla Biennale Internazionale d'Arte Moderna, ed è ora un grande parco costellato dalle basse costruzioni dei padiglioni espositivi ( tutti singolari esempi di architettura contemporanea ), visitabile soltanto quando l'esposizione è aperta.


Giardinetti Reali

Sono a fianco dell'ex Palazzo della Zecca, sul Molo di San Marco. In questa zona chiamata un tempo "Terra Nova", posta sul retro delle Procuratie Nuove e separata da un canale, fino al 1310 c'erano degli squeri, poi vennero costruiri dei granai pubblici e nel 1380 anche delle prigioni, che servivano per rinchiudere i genovesi fatti prigionieri durante la guerra di Chioggia. Nell'area stazionava talora anche un serraglio di animali feroci, meta della curiosità di bambini e adulti, veneziani e foresti.


Nel 1808, in pieno periodo napoleonico, abbattuti tutti gli edifici vennero creati questi "giardinetti", per dare luce al lato posteriore delle Procuratie Nuove, allora trasformate in Palazzo Reale. I Giardinetti sono strutturati con dei lunghi filari di piante; vi sono due vasche con i pesci rossi e vi è annessa una serra. Lo stretto canale retrostante che li separa dal Palazzo Reale è sempre pieno di gondole ormeggiate.


E' il giardino degli amori effimeri e transitori, dove amanti furtivi si scambiano teneri e rapidi baci e una carezza galeotta, oltre che donar piacere ai protagonisti, fa sorridere chi, per caso, assiste a queste estemporanee " lotte d' amore ".


Giardino Papadopoli

Si trova ai piedi del Ponte dei Tolentini. Fu costruito come parco nel 1834 su disegno del pittore Francesco Bagnara e rinnovato nel 1863 da Marc Guignon, francese, noto disegnatore di giardini.

Ricco di piante rare e con gabbie di animali esotici, fu teatro di importanti feste notturne fino ai primi del Novecento.


Giardino Eden

E' un'area ora coltivata a prato e fiori alla Giudecca; privato, vi si accede attraverso il ponte di legno. Creato da un ricco inglese, Mr Eden, nel 1884 fu immediatamente celebre per la sua bellezza; acquistato attorno al 1930, fu della vedova del re Alessandro di Grecia, principessa Aspasia. Oggi non è accessibile ma se ne può intuire la bellezza anche da fuori.



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