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I Gatti a Venezia

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Sarà perchè ricorda un pò il leone o sarà perchè in questa città a pelo d'acqua i topi sono sempre stati un problema per le pestilenze e per la salubrità delle riserve alimentari, ma i gatti a Venezia sono sempre stati numerosi e amati dalla popolazione. Importati dal Medio Oriente si sono subito rivelati un fattore insostituibile per la decimazione dei topi, vero flagello dei secoli passati.


Non c'è angolo di Venezia in cui non si scorga almeno uno di questi felini: sdraiati al sole in un campo, rintanati in qualche buco di muro, sotto un gradino rotto, sotto una finestra in attesa di un pò di cibo, nei giardini a fare "banda", immobili come statue sopra un gàtolo con lo sguardo fisso nella fessura per scorgere qualche movimento, attorno a qualche sacchetto di immondizie per trovare qualcosa di buono o a lottare per una femmina. Cacciatori silenziosi o semplice deterrente, la loro presenza in città è di conforto: se ci sono loro non possono essserci i ratti.


Certo, vi sono anche numerosi gatti che soggiornano in moltissime case conducendo una vita ricca di comodità, al riparo e lontano da tutte le avversità, e questa è la massima forma d'amore che la gente veneta esterna verso questi felini. Dei moltissimi gatti che popolano Venezia, anche fuori delle case, nessuno comunque è malnutrito ed emaciato; probabilmente nell'inconscio collettivo dei veneziani c'è una qualche gratitudine verso di loro. Una schiera di signore, spesso anziane, le cosiddette "gattare", non dimentica mai di portare nelle zone di massima frequentazione felina un pò di carne, avanzi di cibo, scatolette, del pesce. Se ne vedono i resti, prima che passi il netturbino: carte unte, qualche lisca di pesce, una scatoletta vuota. Sono anche stati aperti dei "dormitori" per gatti: magazzini privati al piano terra dove i gatti possono andare e venire a loro piacimento e dove vi sono coperte e ciotole per l'acqua e il cibo, il tutto mantenuto dalla volontà del vicinato o di qualche gruppo di amiche.


Vi sono stati dei gatti rimasti nella storia: la gatta che il doge Francesco Morosini si portava dappertutto, anche in guerra; il gatto Nini di un caffè ottocentesco nei pressi dei Frari, che ebbe l'onore di una scultura commemorativa alla sua morte; il povero gatto soriano di proprietà del custode del campanile di San Marco, che fu l'unica vittima, assieme a qualche colombo, del crollo del campanile stesso il 14 luglio 1902.



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