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Le Prime Invasioni Barbariche

Per la provincia della X Regio, il Veneto, un primo periodo di grave crisi si ebbe nel 168 d.C. Popoli provenienti dalle praterie eurasiatiche e altri popoli provenienti dal Nord Europa si affacciarono alla porta orientale d'Italia. Assediarono Aquileia e raggiunsero perfino Oderzo e il Piave.

 

Le scorribande di queste tribù violente provocano il caos, il terrore, ma sono ancora poca cosa rispetto a quello che succederà qualche secolo più tardi. In effetti le legioni romane guidate da Marco Aurelio riportarorno presto la pace e la garantirono per quasi un secolo.

 

Ma queste invasioni sono i primi segnali di una crisi ineluttabile. Presto nuove scorribande di popoli stranieri insanguineranno il Veneto. Ribellioni, repressioni e lotte intestine portarono altri sconvolgimenti per quasi tutto il IV secolo, fino a quando l'imperatore romano Teodosio il Grande, grazie all'aiuto di milizie gotiche capeggiate da Alarico, non riportò una netta vittoria e con essa un'effimera pace.

 

Infatti, fu lo stesso Alarico, re dei Visigoti, che nel 401 e per due anni desolò tutta l'area veneta. Sebbene sconfitto nel 402 sotto le mura di Verona ritornò qualche anno più tardi per arrivare il 24 agosto 410 perfino a conquistare Roma.

 

Tra le due invasioni dei Visigoti altre orde barbariche, come i Vandali, gli Alani e i Sarmati, correvano in un'Italia desolata e avvilita.

 

E' proprio durante queste scorribande di orde barbariche che inizia una prima vera migrazione dai centri della terraferma più vicini alla costa, verso le isole lagunari: luogo di sicuro rifugio fortificato dalla grande muraglia naturale che era la laguna.

 

Proprio in quegli anni una vecchia leggenda pone la nascita della città di Venezia vera e propria. E' il 25 marzo del 421, data della fondazione della chiesetta di San Giacomo a ridosso di un canale profondo, un rivus altus ( Rialto ), ad opera di tre consoli di un immaginario Regno di Padova, che convenzionalmente si pone come data di nascita della città marciana.

 

La Leggenda vuole dimostrare la nascita assolutamente autonoma, indipendente e originaria di una comunità che aveva occupato aree e isole abbandonate e libere, che poi nel tempo si è data la forma di città e l'organizzazione di uno stato, senza essere sottomessa ad alcun potere politico esterno.

 

Certo è, invece, che queste prime invasioni portarono ad una migrazione della popolazione della terraferma verso le isole e ad una rivitalizzazione di quest'area senza, però, dar luogo ad un insediamento stabile, politicamente e militarmente organizzato. I profughi , una volta passato il pericolo, fecero ritorno ai loro paesi e alle loro case per ricostruirle e riprendere una vita normale di lavoro e di pacifica convivenza. 

 



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