Immagine principale

L'invasione di Attila, Re degli Unni

Cupa ed immobile, ammassata sulla bassa proda sabbiosa come una macchia scura nell'ombra notturna, una folla tacita fissava l'orizzonte rosseggiante di incendi: nel silenzio attonito, si udiva solo il lento respiro della laguna, gli scricchiolii e il sordo sciacquio delle barche ancorate.

 

Laggiù , nella pianura, dove si scorgevano le vampe dei roghi, bruciavano Concordia, Oderzo, Altino, Aquileia; bruciavano le ville fastose, i cascinelli, i granai, tutti gli averi di quella gente che, dall'isola lagunare, assisteva impotente alla rovina della sua patria.

 

Si era nell'anno di grazia 452; la selvaggia cavalcata degli Unni, guidati da Attila, spazzava come una bufera le pianure venete, distruggendo ogni cosa, spingendosi avanti le popolazioni inermi e atterrite.

 

Su quelle lingue di terre emergenti dalle vaste lagune, popolate solo di rari pescatori e di innumerevoli gabbiani, si rifugiarono le genti romane del Friuli e delle Venezie: le acque salmastre che si estendevano tra Grado e Chioggia erano il miglior baluardo contro gli invasori.

 

Quando l'ondata barbarica si ritirò, lasciò dietro di sé soltanto cenere e rovine: e i fuggiaschi, cui il ritorno era inibito dai nuovi flagelli che si annunciavano da Oriente, si accinsero a crearsi una nuova sede su quei banchi di sabbia, aridi ma sicuri.

 

Approfondirono i canali, rassodarono il terreno, levarono case su piattaforme infitte nell'acqua: ponti di legno univano le isole, piccoli scafi scivolavano silenziosi di casa in casa fra le navi legate ai muri come animali domestici.

 

E in realtà, le navi divennero per quelle genti ciò che per l'uomo di terraferma sono il bue ed il cavallo, stumenti di lavoro, di guerra, di commercio e di conquista.

 

La storiografia veneziana ha ben pochi dubbi: sono proprio le invasioni barbariche e in particolare quella degli Unni di Attila che danno origine alle migrazioni dalla Venezia terrestre alla Venezia marittima e alla nascita della comunità veneziana, autonoma dal punto di vista politico, amministrativo e militare. 

 

Il riconoscimento dell'esistenza di una organizzazione stabile e di una popolazione stanziata e attiva, assorbita dalle incombenze di precise e individuate attività economiche e marinare, è chiaramente ammesso in una notissima lettera scritta nel 537-38 da Flavio Magno Aurelio Cassidoro Senatore, funzionario del governo degli Ostrogoti , conosciuto più semplicemente come ministro dell'imperatore Teodorico.

 

Pochissimi anni passarono dalla lettera di Cassiodoro e già la pace in essa descritta venne sconvolta da nuove minacciose nubi di guerra.



Inserisci un commento












Captcha
( * )

I commenti sono moderati, alcuni dati sono registrati nel rispetto della privacy. Inviando il commento si accettano le condizioni.