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Pactum Lotharii

La società veneziana andava sempre più modificandosi con la nascita di nuove professioni. Cresceva l'importanza della mercatura esercitata via nave che doveva in questi anni affrontare nuove difficoltà.

 

Il doge Pietro Tradonico ( 836-864 ) si trovò di fronte a due ordini di problemi : i pirati narentani e le avanzate dei navigli saraceni che infestavano l'Adriatico.

 

Le spedizioni navali contro i nemici non sortirono successo, dal punto di vista militare, ma al doge Pietro Tradonico deve essere riconosciuto quel grande accordo diplomatico che riuscì a realizzare nell'840, passato alla storia come Pactum Lotharii, stilato direttamente con l'imperatore del Sacro Romano Impero Lotario I.

 

Il patto stabilito tra Venezia e il Sacro Romano Impero segna il cammino per la totale autonomia della nascente Serenissima dalla sovranità bizantina: il doge firmava, di propria iniziativa, trattati con le  grandi potenze del tempo.

 

L'accordo è un documento di rilevante importanza perchè ci offre una precisa lettura del territorio e dei confini del ducato veneziano : Rialto, Olivolo, Murano, Malamocco, Albiola, Chioggia, Brondolo, Fossone, Loreo, Torcello, Ammiana, Burano, Cittanova, Fine, Equilio ( Jesolo ) Caorle, Grado e Cavarzere; limitatissimi lembi di terraferma arrivavano fino ad Oriago e ad Altino.

 

Quanto  al contenuto del patto due clausole risultano particolarmente importanti, una relativa all'impegno reciproco contro gli slavi, l'altra che sanciva il divieto di vendere schiavi di religione cristiana in terra pagana.

 

Questo divieto getta una luce inquietante sull'attività mercantile dei Veneziani poichè gli schiavi erano merce destinata al mercato, atta a produrre guadano, alla stregua di una qualsiasi altra merce. 

 



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