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La Nascita della Maschera

L' Italia ha numerose Maschere di cui alcune celebri nell'arte anche oltre i nostri confini: esse rispecchiano la bonomia, l'allegria, la spavalderia e la malinconia del nostro popolo.

 

Fin dalle remote origini della storia del mondo, all'epoca in cui la vita degli uomini era ancora avvolta nella fantastica atmosfera del mito, la maschera ( etmologicamente il vocabolo italiano deriva da quello arabo " mascharà " che significa : scherno, satira ) rappresentava un elemento essenziale e indispensabile nel costume degli attori.

 

Era costituita semplicemente da una faccia cava artficiale, dietro la quale si nascondeva il volto umano, e la vera ragione della sua iniziale adozione presso i popoli antichi è da attribuirsi alla mentalità superstiziosa e suggestionabile dei nostri predecessori.

Essi, ritenevano, infatti, che gli oggetti strani, raffiguranti sembianze mostruose o grottesche, servissero ad allontanare dalla terra gli spiriti malefici, e con questa convinzione istituirono l'uso delle maschere durante le cerimonie religiose.

 

In seguito, quando i cosidetti " doppi volti " giunsero anche sulle scene dell'antico teatro greco in occasione della rappresentazione delle feste dionisiache, si constatò come essi contribuissero realmente a sottolineare con singolare efficacia la personalità dell'attore e a rafforzare, mediante un apposito tubo metallico, il suono della sua voce.

 

Il successo della insigne ingegnosità fece sì che col tempo vi si apportassero continui miglioramenti: il periodo che vide trionfare in Atene il grande poeta tragico Eschilo, segnò anche un notevole progresso nella fase evolutiva della maschera.

 

Le Facce finte, fin'allora informi o dalle linee rozze e volgari, furono ben modellate, dipinte a colori vivaci e munite di parrucca in modo da avvolgere tutto il capo dell'attore non lasciando che le aperture per la bocca e gli occhi.

 

A Roma, le maschere comiche e tragiche entrarono in uso costante a cominciare dal II secolo a.C. , ma successivamente ad esse si sostituirono, affermandosi con l'approvazione del pubblico, le maschere nere, ossia quelle striscette misteriose e civettuole ad un tempo che coprivano soltanto metà del viso.

 

L'innovazione fu eredita dalla più moderna commedia italiana dell'arte che fiorì nel 1600 e che presentò un genere teatrale buffonesco, dalla recitazione improvvisata o, più comunemente detta " a soggetto ", in quanto spettava alla fantasia, al brio, allo spirito inventivo dell'attore, saper rendere convenientemente il contenuto dell'opera rappresentata.

 

L'autore, infatti, si limitava a tracciare per sommi capi una trama ( canovaccio ) che veniva poi colorita nei più dettagliati particolari dalla personalità dei vari interpreti, tutti appartenenti a complessi di comici di straordinaria prontezza e versatilità.

 

La recitazione improvvisata richiese poi che ogni attore si specializzasse nella rappresentazione di un personaggio di caratteristiche costanti ed in tal modo si fissarono i " tipi " : l'innamorato, il bugiardo, il dottore solenne e goffo, il padrone credulone, il militare gradasso.

 

Ogni " tipo " poi si distinse e divenne celebre per le battute umoristiche , per l'originalità di determinati atteggiamenti, per il costume e fu così che a tali personaggi si diede l'appellativo di " maschere ".

 

Naquero allora le figure che segnarono un'epoca, il cui nome e le cui gesta si sono tramandati nei secoli per rivelarsi negli aspetti sempre attuali e simpatici al ciclo continuo delle generazioni.

Ogni maschera rappresenta la città e la regione da cui ha avuto i natali, paludata nel costume tradizionale.

 

In questo contesto, sede di produzione di maschere fin dal Medioevo, nonchè di collezioni private di questo genere di articolo, fin dal Cinqecento, Venezia sembra trasferire nella maschera un complesso di simbologie e di comportamenti culturali che sono di fatto indissolubili dall'immagine della città.



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