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I Caffè Veneziani del Settecento

Le prime botteghe da caffè si diffusero a Venezia nella seconda metà del XVII secolo. Nel 1683 già ce n'era una sotto le Procuratie Nuove di Piazza San Marco e altre ancora in giro per la città. Fu però il secolo sucessivo, il XVIII, che vide la nascita dei molti caffè, che da quel momento cominciarono ad essere centri importantissimi di socializzazione.

 

Nel 1759 queste particolari botteghe erano talmente diffuse nel tessuto urbano veneziano che una legge ne limitò il numero ad un massimo di duecentosei.

 

In Piazza San Marco erano moltissime: sotto le Procuratie Vecchie vi erano i seguenti caffè: del Re di Francia, dell'Abbondanza, di Pitt l'eroe, della Regina d'Ungheria, dell'Orfeo, del Redentore, del Coraggio, della Speranza e , dell' Arco Celeste, detto degli Specchi.

 

Sotto le Procurie Nuove vi erano i caffè della Venezia trionfante, dell'Angelo custode, del Duca di Toscana, del Buon genio, del Doge, dell'Imperatore, dell'Imperatrice delle Russie, del Tamerlano, della Fontana, di Diana, della Dama veneta, dell'Aurora, delle Piastrelle, della Pace, della Pianta d'oro, detto dell'Arabo.

 

Tra questi il più noto, e lo è ancor oggi,  fu senz'altro il caffè all'insegna della Venezia trionfante, poi più conosciuto come caffè Florian, dal nome del suo fondatore Floriano Francesconi, che lo aprì nel 1720.

 

Un altro caffè altrettanto noto si trovava e si trova ancor oggi,  di fronte al caffè Florian, si tratta del caffè Quadri, il cui nome deriva da quello del primo proprietario, Giorgio Quadri da Corfù, che lo aprì all'inizio del XIX secolo.

 

Accanto a questi due tanti altri quali l'Aurora, sito a fianco del campanile, inaugurato nel 1723 ricordato per la ricchezza delle sue porcellane e per la profusione dei suoi vasellami, e il Partenopeo, molto pulito ed elegante, particolarmente noto per i suoi gelati.

 

E poi molti altri ancora sparsi per la città: il caffè dei Mori e quello delle Rive vicino a San Moisè, un altro sorto nel 1762 in Frezzeria ad opera di Antonio Benintendi, in tutta segretezza perchè più grande fosse la magnifica sorpresa per i Veneziani.

 

Ancora in Frezzeria c'era il caffè di Stefano e poi quello del Gobbo, poi detto di Dante; in calle delle acque, presso il ponte dei Baretteri, c'era un noto caffè che Vincenzo Maria Coronelli, nel 1724, definiva il posto migliore per " cioccolate, caffè, acque gelate e rinfrescanti e altre simili bevande ".

 

Notissimo in Merceria, presso San Zulian, era, infine, il caffè di Menegazzo, molto frequentato da letterati di gran valore, tra i quali i fratelli Gozzi, i fratelli Farsetti, Sebastiano Crotta, Giuseppe Baretti e presso il quale Daniele Farsetti contava di fondare l'Academia dei Granelleschi.



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