Immagine principale

Il Ghetto di Venezia

Il Ghetto di Venezia è un lembo nascosto di Cannaregio dove storia e religione si riflettono. Basterà abbandonare il ritmo incessante delle attività dei negozi e del mercato in fondamenta della Pescaria o in rio Terà S. Leonardo per inoltrarsi nella calma di campi e calli che condurranno nel cuore del Ghetto.

 

Se si giunge al campo di Ghetto Nuovo dalla calle Farnese, si avrà veramente l'impressione di penetrare in una zona quasi fortificata. Dal ponte che conduce al sottoportego lo scorcio è particolarmente suggestivo.

Il sottoportego otrà fare la stessa impressione di un ponte levatoio, alla cui apertura si svela un ambiente misterioso.

L'urbanistica del quartiere è unica per la città, con le sue case altissime strette le une alle altre per supplire al poco spazio abitativo messo a disposizione degli abitanti, e le piccole cupole delle sinagoghe che affiorano tra le case.

 

 

Storia di un nome e di un luogo ...

Il Ghetto è il quartiere dove fino dal 1516 per volere della Signoria dovevano abitare gli ebrei residenti a Venezia.

Pur difendendo l'integrità della fede cattolica, la Repubblica di Venezia cercava di mantenere una certa tolleranza verso tutte le fedi religiose, a patto che non facessero opera di proselitismo o dessero scandalo. La Signoria non esitava anche a mettersi contro la Chiesa per difendere un'equilibrata libertà di pensiero, stabilendo un confine tra potere religioso e potere civile; questa politica era dettata anche dalla necessità di mantenere buoni rapporti politici e commerciali con culture di religioni diverse. Per questo a Venezia trovavano rifugio molti intellettuali o persone appartenenti ad altre religioni, scomodi o addirittura perseguitati in altre città. La Serenissima accoglieva volentieri gli ebrei che altre nazioni non volevano: vi ripararono per esempio i "marrani", ebrei spagnoli e portoghesi, che in patria erano costretti con la forza ad aderire al cristianesimo, mentre nella città lagunare potevano professare liberamente il loro culto.

 

Fin dal 1152 è documentata a Venezia la presenza di ebrei, che rappresentavano il tramite per il commercio con il mondo greco. Crescendo di numero con gli anni, aumentarono anche i loro patrimoni; la Signoria però, pur permettendo loro libertà di culto come avveniva peraltro anche per le altre colonie straniere, cercava di frenare l'espandersi della loro potenza e la fusione tra i vari gruppi. Fino al XVI secolo era loro proibito di risiedere stabilmente nello stesso luogo: nella seconda metà del Trecento risiedevano a Mestre, in terraferma. Gli ebrei erano sottoposti a delle severe leggi: portare un segno di distinzione dai cristiani, una "O" gialla sul petto prima, poi un cappello giallo o rosso, non poter risiedere più di quindici giorni in città, non poter acquistare case o non poter avere rapporti con donne cristiane. Non potevano esercitare nessuna arte manuale e, tra le "arti nobili", soltanto la medicina. Con il tempo vennero autorizzati a soggiornare più a lungo e si sparsero per tutta Venezia, in special modo nell'isola della Giudecca che probabilmente deve il suo nome alla presenza di questi giudei.

 

La presenza degli ebrei suscitava non pochi malumori a Venezia, sia per la storica antipatia dei cristiani verso essi, sia per l'invidia verso il potere finanziario da loro detenuto dato che molti tra loro svolgevano attività di banchieri e usurai. Venne così deciso, nel 1516, di relegarli in una piccola insula circondata da un anello d'acqua, posta a Cannaregio, nei pressi di San Geremia, chiamata Ghetto Vecchio. Sembra che l'origine di questa denominazione sia dovuta al fatto che nella zona esistevano anticamente delle grosse fonderie pubbliche, dove si fondevano, cioè si "gettavano", le bombarde. Destinato il quartiere agli ebrei ed essendo Venezia la città che ne aveva accolti in numero maggiore rispetto ad altre città, questo termine entrò in uso anche altrove come sinonimo di ambiente coattivamente abitato da ebrei.

 

Il Ghetto era circondato da alte mura e gli abitanti non potevano uscire di notte dal quartiere e per questo, dal tramonto all'alba, venivano chiuse le porte e alzata una catena sul canale che lo attraversava; vi erano inoltre delle guardie armate che controllavano ogni movimento. La zona venne poi estesa nel 1541 ad un'isoletta contigua, chiamata Ghetto Nuovo, e nel 1663 ulteriormente allargata nell'appendice del Ghetto Nuovissimo. Dopo la caduta della Repubblica, nel 1797, il Ghetto fu aperto e gli ebrei furono liberi di spandersi nel tessuto urbano veneziano e di partecipare alle normali attività cittadine.

 

 

Nel cuore del Ghetto ...

Il Museo Ebraico

Nel Museo d'Arte Ebraica si possono trovare oggetti tradizionali del culto ebraico prodotti a Venezia dal Seicento all'Ottocento, perlopiù destinati all'ornamento e all'impiego dei rotoli della legge; oggetti religiosi, soprattutto stoffe e argenti.

Tra i drappi che coprono la Toràh si segnala quello che raffigura le tende degli Ebrei, la manna e la mano di Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia.

 

Le Sinagoghe

Le sinagoghe, dette anche Scuole, sono cinque, come le nazioni in cui era organizzata la comunità ebraica: la Scuola Granda Tedesca, la Scuola Canton e la Scuola Italiana, che si trovano sul campo del Ghetto Nuovo, la Scuola Spagnola e la Scuola Levantina che sorgono nel Ghetto Vecchio.

Tutte le sinagoghe di Venezia si caratterizzano per la pianta bifocale, in cui il pulpito e l'armadio che contiene i rotoli della legge sono posti, uno di fronte all'altro, sui lati minori della sala, e per la collocazione del matroneo, sempre sul livello superiore.

La Sinagoga Spagnola, la più grande, sarebbe stata ricostruita dal Longhena nel XVII secolo, e sempre al Longhena si deve probabilmente anche il restauro della Levantina.

La Sinagoga Canton, dal nome del banchiere che la fece costruire ( 1531-32 ), o dal termine veneziano cantòn, che indicherebbe la posizione d'angolo, è particolarmente interessante per la serie di raffigurazioni sulla parte alta delle pareti, dove sono raccontati i momenti più cari alla memoria del popolo ebraico, dalla caduta della manna, al passaggio del Mar Rosso, a Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia, all'Arca dell'Alleanza, simbolo del popolo ebraico che attraversa il Giordano.

 

Campo di Ghetto Nuovo

Nel Campo del Ghetto nuovo vi sono dei piccoli portici con colonne, che ospitavano delle botteghe artigianali e i banchi di pegno.

Una passeggiata, attraverso rilievi e monumenti,  rivelerà gli aspetti più tragici della storia degli ebrei a Venezia, ma anche una serena quotidianità in cui si esprimono comunque le tradizioni ebraiche con botteghe stipate di oggetti legati al culto, soprammobili di vetro raffiguranti rabbini, libri e cartoline per chi voglia saperne di più, o anche solo ricordare un angolo genuinamente veneziano eppure così particolare.



Photo album

Inserisci un commento












Captcha
( * )

I commenti sono moderati, alcuni dati sono registrati nel rispetto della privacy. Inviando il commento si accettano le condizioni.