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Chiesa di San Giorgio Maggiore

Simile a un palcoscenico sull'acqua, se vista dalla Piazzetta, la piccola isola di San Giorgio Maggiore è stata ritratta da innumerevoli pittori.

 

La Chiesa di San Giorgio Maggiore è uno tra i maggiori risultati architettonici del Palladio. Il frontone da tempio e lo spazioso, sereno interno dalle proporzioni perfette e dalla fredda bellezzza sono tipici dell'artista nel loro riecheggiare elementi stilistici dell'antica Roma.

 

La costruzione della chiesa a opera del Palladio iniziò nel 1566. La chiesa venne terminata, sempre su suo disegno, da Simeone Sorella nel 1610.

 

La facciata ha tre spazi con colonne e capitelli corinzi. Nelle due nicchie, tra le colonne, sono collocate le statue di San Giorgio e Santo Stefano, cui la chiesa è dedicata.

Nelle ali troviamo i busti di dei dogi Tribuno Memmo, che cedette l'isola al benedettino Giovanni Morosini, e Sebastiano Zani, opere di Giulio dal Moro.

Il frontone a timpano e le quattro colonne conferiscono all'edificio religioso caratteristiche proprie del tempio pagano classico.

 

Il luminoso interno è a croce latina inversa a tre navate, il soffitto è a volta e il transetto absidato con cupola.

All'interno, le principali opere d'arte sono i tardi dipinti del Tintoretto sulle pareti del presbiterio, l'Ultima Cena e la Raccolta della Manna nel deserto, e nella cappella dei Morti la Deposizione, ultima opera dell'artista.

L'altare è decorato da sculture di Gerolamo e Giuseppe Campagna ed è arricchito dal dipinto di Carpaccio San Giorgio e il drago.

Nell'abside esiste un prezioso coro ligneo del 1595, intagliato dal fiammingo Van der Brulle, che illustra la vita di S. Benedetto.

 

Il campanile, il secondo per altezza tra i campanili veneziani dopo il campanile di San Marco, costruito nelle forme attuali nel 1726 dallo Scalfarotto, offre la vista più bella di Venezia e della laguna a volo d'ucello, quasi alla maniera di Jacopo de' Barbari, l'autore dell'impareggiabile pianta della città disegnata e incisa nell'anno 1500.



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