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Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Storico polo della spiritualità veneziana, la basilica francescana, Santa Maria Gloriosa dei Frari,  è tappa obbligata nella visita alla città. Sull'altare maggiore vanta uno dei massimi capolavori di Tiziano, l'Assunta.

 

 

La basilica dei Frari che oggi vediamo è sorta in un arco di tempo che va dal 1300 ca. alla metà del '400. La sua costruzione si è sovrapposta alle due precedenti chiese francescane edificate in questo luogo.

La prima , iniziata intorno al 1230, era piccola; si ipotizza che occupasse lo spazio compreso tra i monumenti a Tiziano e Canova e avesse quindi un orientamento perpendicolare a quella attuale.

La seconda, eretta dal 1250, aveva l'altare a oriente, quindi era rovesciata rispetto alla successiva: le absidi toccavano il rio che scorre oggi di fronte al sagreto.

La seconda e la terza chiesa hanno convissuto a lungo perchè la costruzione della grande basilica iniziò dalle absidi e la demolizione della precedente fu portata a termine gradualmente mentre il nuovo cantiere procedeva verso il canale.

 

 

Le ore migliori sono quelle del pomeriggio, quando il sole scivola dietro le absidi concedendo alla basilica dei Frari una luce morbida che esalta le fiammate di colore dell' Assunta di Tiziano, la pala che giganteggia dietro l altare.

 

Pochi passi nella navata centrale e tutto appare chiaro: la grande chiesa francescana è un gioiello gotico in cui l' opera di Tiziano è incastonata come una gemma.

Difficile resistere all'impulso di raggiungerla subito, di accorciare le distanze con uno dei dipinti più celebri della storia dell'arte di tutti i tempi; tanti varcano la soglia solo per vederla, ma avanzando sotto gli alti piloni quasi tutti finiscono per rallentare il passo e soffermarsi sulle numerose "tentazioni" che si incontrano lungo la via.

 

A colpire, da subito, è la vastità dei volumi, tipica delle chiese francescane sorte nelle grandi città, cresciute a furor di fedeli grazie al messaggio di Fancesco e alla predicazione dei suoi frati.

Come altrove, anche a Venezia i Minori (frari), hanno iniziato con poco: una chiesetta e una casa su un'area paludosa, concessa dalla Repubblica e da un benefattore intorno al 1230 per ripagare l'esempio di spiritualità e operosità che davano in Laguna.

Alla carità dei veneziani si deve la seconda e ben più vasta chiesa, fondata nel 1250, come la prima scomparsa per far posto alla terza, quella che vediamo oggi, iniziata intorno al 1330 ed elevata anche grazie alla generosità delle grandi famiglie cittadine.

 

MARMO E COLORE: SCULTURA E PITTURA TRA LE NAVATE...

 

All'ampiezza della scala architettonica corrisponde l'imponenza dei monumenti che segnano la visita, come i due che si guardano dalle opposte navate nella seconda campata.

Sono opere "recenti", del XIX secolo, legate da interessanti vicende. A destra, il monumento dedicato a Tiziano ricorda il luogo dove la tradizione vuole sia stato sepolto l'artista, morto a Venezia durante la pestilenza del 1576. A sinistra, quello a Canova custodisce il cuore dello scultore trevigiano, ma l'idea della piramide con corteo di figure allegoriche era stata messa a punto dallo stesso artista come monumento in onore di Tiziano.

Caduto il progetto, il modello è servito per il monumento funebre di Maria Cristina d'Austria, a Vienna, e per questo di Canova ai Frari, realizzato dopo la morte dai suoi collaboratori.

 

All'appello delle opere da non perdere manca, nella navata sinistra, la Pala Pesaro, altro capolavoro tizianesco.

Procedendo verso il transetto, nella vasta piazza colonnata della navata centrale si incontra il monumentale recinto marmoreo del coro dei frari. Frutto di un Rinascimento gioioso, ricco di fioriture decorative, il diaframma in pietra dìIstria avvolge il coro con una parata di profeti, patriarchi e dottori della chiesa a rilievo, coronata da statue degli apostoli, di Sant'Antonio e di San Francesco.

Al centro , sopra l'arco trionfale che incornicia da lontano l'Assunta, un Crocifisso quattrocentesco di sapore germanico introduce al maestoso coro ligneo rivolto al presbiterio.

Sono ben 124 gli stalli disposti su tre ordini, testimonianza del rilievo della presenza francescana nella storia della città: un'esibizione d'intagli, intarsi e dorature portata a termine nel 1468 che riesce a creare un'atmosfera intima e accogliente sotto le altissime volte.

 

LA SFIDA ALLA TRADIZIONE DEL GIOVANE TIZIANO...

 

La penombra del coro è preludio all'intensa luminosità dell'Assunta. Qui entra in scena il giovane ma già affermato Tiziano, chiamato nel 1516, non ancora trentenne, a esprimere la devozione francescana alla Vergine.

L'artista aveva già lavorato per i frati Minori di Padova, nella scuola del Santo, sede dell'arciconfraternita di Sant'Antonio, ed è forse questo il motivo del suo ingaggio per la pala veneziana da parte del superiore del convento, fra Germano da Casale.

Portata a termine nel 1518, l'opera rivoluziona l'iconografia dell'episodio mariano: la Madonna appare sorpresa, quasi incerta al centro del vortice ascensionale dell'Assunzione in cielo; emerge su un fondo dorato che omaggia la tradizione medievale veneziana, trasformando però in spazio l'antica bidimensionalità.

L'orizzonte di pura luce non è meno profondo della fuga di cielo che chiude il registro inferiore, quello delle cose terrene, con gli apostoli-pescatori inchiodati a terra dalla gravità, ma anelanti alla nuvola su cui poggia la Vergine, tanto vicina da poterla toccare e allo stesso tempo così lontana, proiettata verso il mondo superiore dove lo spirito si fa pulviscolo luminoso.

Accanto a questa sontuosa messa in scena, la dolente stilizzazione del Crocifisso duecentesco, risalente alla seconda chiesa, fatica a sostenere i valori di una cultura figurativa più contemplativa.

Così come rischiano di non incontrare la giusta considerazione altre opere di grande rilievo: il San Giovanni Battista scolpito dal Donatello nella cappella dei Fiorentini, i polittici squisitamente sospesi tra gotico e rinascimento di Bartolomeo Vivarini, le tombe trecentesche nella cappella del Sacramento.

Monumenti sepolcrali di dogi, condottieri e vescovi disseminati lungo le pareti ricordano che la chiesa era ambita dalle grandi famiglie. Quello dedicato al "capitano da mar" Benedetto Pesaro, comandante della flotta della Repubblica morto nel 1503, circonda con un arco trionfale l'accesso alla sacrestia, che conserva un'altra grande opera legata alla famiglia. E' il trittico con la Madonna col bambino e i Santi Niccolò, Piero, Benedetto e Marco commissionato a Giovanni Bellini dai Pesaro per la cappella di famiglia, capolavoro di compostezza rinascimentale.

La passione di Tiziano arriveranno ai Frari trent'anni dopo queste figure, esibite con pacata solennità nel prezioso stipo dorato della cornice e protagoniste di un mondo che avvolge chi guarda in un'atmosfera di rarefatta armonia.

 

Nella contigua sala del Capitolo il portale gotico guarda al chiostro palladiano della Trinità, uno dei due dell'ex convento che oggi ospita l'Archivio di Stato. Era la ca' granda dei Frari, con quasi 300 stanze, cresciuta in nome di Francesco nel cuore della Serenissima.

 

 

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

San Polo, 3072 - 30125 Venezia

 

Orari di visita della Basilica
Giorni feriali: orario continuato dalle ore 9.00 alle ore 18.00.
Domenica e Solennitá: dalle ore 13.00 alle 18.00.

 

 

 

 



Photo album

Diaframma in pietra d'Ischia che separa la navata centrale dal coroIl Grande coro ligneoDietro l'altare maggiore, la pala con l'Assunta di TizianoLa Pala d'altare raffigurante l'Assunta di TizianoRappresentazione dell'Assunta di TizianoIl trittico dipinto da Giovanni Bellini per la cappella della famiglia PesaroIl polittico in legno dorato nella cappella dei Fiorentini con la statua lignea opera di DonatelloParticolare del monumento del Doge Niccolò Tron realizzato da Antonio RizzoIl monumento a TizianoIl monumento ad Antonio Canova

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