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Tiziano Vecellio

La vera data di nascita, di questo Maestro della pittura mondiale, è una delle questioni ancora più discusse della sua biografia.

Tiziano nacque a Pieve di Cadore intorno al 1477 da famiglia altolocata. Morì a Venezia nel 1576 strocato dalla peste. Ancora bambino è a Venezia per apprendere l'arte della pittura, prima nella bottega di Sebastiano Zuccato, poi in quella di Gentile e Giovanni Bellini, e finalmente in quella di Giorgione.

 

Fu un incontro da genio a genio, che si risolse in una vera e propria collaborazione. Giorgione schiuse dinanzi all'allievo il mondo dei colori e i segreti della pittura tonale, ed egli fu in quegli anni così affascinato dal poetico mondo del maestro, che alcune delle sue opere giovanili , quali Il Concerto ( Firenze, Palazzo Pitti ) furono credute del Giorgione.

 

Nel 1508 i due pittori eseguono alcuni affreschi, oggi perduti, sulle pareti esterne del Fondaco dei Tedeschi a Venezia. L'opinione pubblica decreta la palma a Tiziano: anche se per diverso tempo ancora le sue opere rivelano a tratti l'influsso del maestro, egli ormai dimostra una personalità artistica spiccatamente diversa, e che subito affascina i suoi contemporanei per lo spontaneo realismo e l'elevato potere fantastico, che si accompagnano a una straordinaria sensibilità per il colore. Tiziano assunse dal pittore veneto soprattutto gli elementi della fase estrema, più consoni al suo temperamento, raggiungendo una totale autonomia di linguaggio.

 

Quando, nel 1510, muore il Giorgione, egli diventa senza difficoltà il maggiore pittore di Venezia.

Nel 1510 il Tiziano è a Padova per eseguirvi una serie di affreschi nella Scuola del Carmine e nella Scuola del Santo; più tardi, a questa tecnica, egli però preferirà sempre la pittura ad olio.


Dal 1513 egli aprirà la propria bottega nel caratteristico quartiere di S. Samuele a Venezia che è il suo amato mondo: città che offre continui suggerimenti alla sua esuberante tavolozza, tutta intrisa di ombre e di luci, di vibrazioni atmosferiche, di tonalità calde e luminose nelle quali domina la gamma dei rossi; città che non volle mai abbandonare rifiutando persino l'ambito invito di stabilirsi a Roma quale pittore della Corte pontificia.

 

E Venezia, del resto, non gli risparmiò mai la propria ammirazione. Qui la sua vita trascorse serena, senza grandi dolori e con moltissimi onori.

 

Morto Giovanni Bellini nel 1516, Tiziano lo sostituisce come pittore ufficiale della Serenissima, e subito attende ad opere colossali: due grandi telari, distrutti da un incendio, per la Sala del Gran Consiglio nel Palazzo Ducale, cui seguirono numerosi ritratti di dogi e della nobiltà veneziana, e pale d'altare e dipinti religiosi per chiese e confraternite.

 

Mai, sino ad allora, Venezia aveva avuto un pittore capace di eseguire ritratti che rivelasero altrettanta sontuosità, scioltezza compositiva e penetrazione psicologica. Il doge Andrea Gritti, la bella Caterina Cornaro, l'antiquario Jacopo Strada: di questi e altri numerosi personaggi Tiziano non solo ha fermato sulla tela per l'eternità la fisionomia e il carattere, ma anche ne ha evocato, attraverso gli smaglianti costumi e l'adeguata ambientazione, la posizione sociale e le raffinate abitudini di vita.

 

Non meno grande e innovatore egli si rivela subito anche nei dipinti religiosi.

Degni di particolare attenzione : la solenne pala dell'Assunta ( Venezia, S. Maria dei Frari ), la Madonna di Ca' Pesaro ( Venezia, S. Maria dei Frari ) e la Presentazione della Vergine al Tempio ( Venezia, Accademia ).

 

Tiziano non ha ancora quarant'anni e già le maggiori corti italiane se lo contendono. Gli chiedono ritratti, dipinti religiosi e soggetti profani.

Nel 1545 Tiziano si recò alla Corte papale. Qui viene ricevuto da Paolo III, che l'artista ritrasse insieme ai nipoti Alessandro e Ottaviano Farnese in un suo celebre dipinto, ora al Museo Nazionale di Napoli.

 

Tiziano soggiornò alla Corte di Carlo V ad Augusta. L'ammirazione per Tiziano si trasmise da Carlo V a suo figlio Filippo II. Negli ultimi anni della sua vita l'artista inviò al re spagnolo numerosi dipinti, sia di soggetto profano sia di soggetto religioso. Per Filippo II, creerà le sue Favole mitologiche più suggestive e i suoi quadri religiosi più drammatici : la Deposizione ( Madrid, Prado ) e la Crocifissione ( Escuriale ).

 

Per Alfonso d'Este, Tiziano compie quei memorabili quattro dipinti dei Baccanali, destinati a decorare lo studio del duca, nella sua corte di Ferrara. Quei dipinti sono dei veri capolavori, in cui è tutto un tripudio di putti ridenti e di divinità della mitologia classica.

Dopo gli Estensi, per i quali il pittore lavorerà a lungo, sarà la volta dei Gonzaga di Mantova e della Corte di Urbino, dalla quale egli riceverà innumerevoli ordinazioni per oltre 40 anni.

 

Se Tiziano è pittore grandissimo nelle composizioni sacre, egli infatti non è meno felice come pittore profano. In questi soggetti, anzi, egli esprime ancor meglio la sua spontanea vena fantastica, la sua piena gioia di vivere, il suo innato amore per la bellezza: le donne opulente dalle carni dorate e i capelli biondi che compaiono così spesso nei suoi quadri sono oggi diventate per noi l'incarnazione dell'ideale femminile del Rinascimento.

 

Significativi esempi sono i quadri quali : L'Amor Sacro e l'Amor profano ( Roma, Galleria Borghese ) e la Flora, che appartiene anch'essa alla produzione giovanile dell'artista ed esprime l'ideale di bellezza femminile perseguito dalla pittura italiana nel primo Cinquecento. Il dipinto si trova nella Galleria degli Uffizi , a Firenze.


Nelle opere del sesto e settimo decennio del '500 è visibile un forte mutamento nello stile di Tiziano, già per altro presentibile anche in opere precedenti.

Il Martirio di S. Lorenzo ( Venezia, Gesuiti ) segna il passaggio al pathos drammatico, raggiunto pienamente con una prospettiva che sottolinea la tragicità dell'azione, con l'uso di colori scuri e densi, con una scena scoperta e ravvivata da un'unica fonte luminosa: le fiamme del martirio.

 

Questo mutamento di stile era già visibile nei magnifici ritratti della maturità di Tiziano, ad esempio quelli di Carlo V alla battaglia di Muhlberg e dell'Ippolito Riminaldi di Pitti. In questi ritratti non coglie più tanto la bellezza fisica, l'esuberanza, la serenità e l'equilibrio dei suoi personaggi, ma conferisce loro un tono sottilmente drammatico o una vivacità allucinata: artista sensibile e intelligente, Tiziano presentisce il tramonto degli ideali del Rinascimento.

 

Altro celebre esempio è costituito da L'incoronazione di spine ( Monaco, Pinacoteca ), in cui l'intensa luminosità cede il posto a un maggiore rilievo plastico dei corpi alla maniera michelangiolesca. Questa particolare forma espressiva si palesa nella Deposizione, rimasta incompiuta.

 

Tiziano fu un grandissimo Maestro. Egli è il simbolo della smagliante civiltà veneziana del Rinascimento. Dotato di una straordinaria sensibilità per il colore, egli trasse dalla tecnica della pittura a olio le più sottili possibilità cromatiche ed espressive: tutta la pittura del Cinquecento e del Seicento veneto fu da lui influenzata, come pure quella di altre Scuole italiane.

 

La sua personalità s'impose a tutti i pittori veneti che operavano in quell'epoca e a lui si ispirarono nei secoli grandi Maestri del colore: da Velasquez a Rubens, a Van Dyck, a Rembrandt, a Poussin, a Watteau, agli Impressionisti francesi.



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