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Il Giorgione - Pittore veneziano

Giorgione fu molto celebre in vita e ancor più lo diventò quando morì; ciò spinse i suoi biografi a scrivere su di lui della vere e proprie biografie romanzate, e poichè, stranamente, già a pochi anni dalla sua morte si possedevano pochi dati accertati sulla sua vita, gli scrittori lavorarono molto di fantasia.

Il Ridolfi, nelle sue Meraviglie dell'arte ( sec. XVII ), gli inventò addirittura un cognome : Barbarelli, e così l'artista viene tuttora chiamato in molti libri di storia dell'arte.

E' accaduto perciò che gli studiosi del giorno d'oggi abbiano dovuto impiegare grandi sforzi per ricostruire, almeno a grandi linee, la vita e la personalità di questo misterioso personaggio, indagare negli archivi, decifrare antichi documenti, passare al setaccio le testimonianze degli antichi scrittori per stabilire chi di loro era veritiero, e inoltre esaminare scrupolosamente tutta una serie di dipinti, molti dei quali ascritti dalla tradizione a Giorgione e rivelatisi poi dei falsi.

 

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Giorgione nacque intorno al 1477 in un paesino non distante da Treviso: Castelfranco Veneto.

E' là che dobbiamo recarci se vogliamo ammirare uno dei suoi dipinti più famosi, conservato nel Duomo : si tratta della cosidetta Pala di Castelfranco, che raffigura la Madonna seduta col bambino su un altissimo trono, fiancheggiata dai Santi Giorgio e Francesco.

E' un dipinto pieno di poesia e di dolcezza, dove traspaiono le doti migliori del Giorgione: l'originalità della composizione, la spirtualità dei personaggi, l'amore per il paesaggio, la raffinatissima tavolozza ricca di gradazioni, di toni, di sfumature.

Il dipinto venne eseguito verso il 1505, quando il pittore viveva ormai da molti anni a Venezia, dove si era trasferito, come dice il Vasari, per apprendere l'arte della pittura sotto il diretto insegnamento di Giovanni Bellini, il maggiore pittore veneziano di quegli anni.

 

Giorgione formò il suo stile sotto l'influsso di questo maestro, influsso che è particolarmente sensibile in alcune sue opere giovanili, quali la Madonna che legge ( Oxford, Ashmolean Museum ); più tardi , dovette anche essere suggestionato dallo sfumato di Leonardo da Vinci, artista che egli potè conoscere forse personalmente a Venezia, quando questi vi si rifugiò per breve tempo nel 1500, per scampare agli avvenimenti politici che sconvolgevano allora il ducato di Milano.

 

Nonostante queste influenze, Giorgione si dimostrò subito un artista di grande talento, e, ancora giovanissimo, diventò uno degli artisti più ricercati e ammirati dalle famiglie patrizie della città. Gentile di modi e di costumi, non era solo un bravo pittore: narra il Vasari che Giorgione fu anche un buon suonatore di liuto e apprezzato cantore. Uomo di bellissimo aspetto, colto e dai modi squisiti, frequentò la migliore società veneziana del tempo. Fu l'anima delle feste: egli amava intrattenere gli amici col canto e la musica. Scene di concerto e strumenti musicali compaiono spesso nei dipinti suoi e dei suoi seguaci.

 

Il ricordo di quelle piacevoli riunioni gli suggerì tutta una serie di dipinti di un soggetto assolutamente nuovo nella pittura veneziana: quello dei cosidetti Concerti.

Giorgione dovette dipingere parecchi di questi quadri, ed essi ebbero tanto successo, che molti pittori dopo di lui ripresero il soggetto o copiarono addirittura, con solo poche varianti, i suoi dipinti.

Oggi però conosciamo solo poche opere che possono essergli attribuite con certezza.

Fra queste sono particolarmente famose un Concerto campestre ( Parigi, Louvre ), dove un giovane due fanciulle ascoltano assorte un suonatore di liuto in un paesaggio agreste, e il Cantore appassionato ( Roma, Galleria Borghese ).

Viene invece ora attribuito a Tiziano il Concerto conservato a Firenze, nel Palazzo Pitti, dove due personaggi ascoltano un suonatore di clavincembalo dal volto sensibile ed espressivo; il dipinto, sino a pochi anni fa, veniva invece creduto di Giorgione.

 

Giorgione ebbe come allievo e aiuto Tiziano che lavorò accanto a lui nel 1508 in uno dei pochi incarichi importanti che gli vennero commissionati: quello di decorare con una serie di affreschi allegorici le pareti esterne del Fondaco dei Tedeschi. Oggi, dei dipinti eseguiti dal Giorgione sulla facciata verso il Canal Grande rimangono solo alcune immagini sbiadite irriconoscibili: il tempo e l'incuria degli uomini si sono accaniti purtroppo anche contro quest'opera, così come andarono distrutte le tele eseguite dal Giorgione per il Palazzo Ducale.

 

Negli ultimi anni della sua vita il Giorgione si dedicò maggiormente ad una pittura essenzialmente cromatica, testimoniata da numerosi ritratti a mezzo busto, nei  quali il disegno è ormai scomparso del tutto per dar luogo ad effetti coloristici che aumentano il senso naturalistico dei personaggi.

Famosi sono il ritratto del Gattamelata e Il Cavaliere di Malta, che si trovano a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Egli operò un raccordo fra ritmo e colore che solo più tardi il Tiziano porterà a maggiore perfezione.

 

Due anni dopo, nel 1510, Giorgione morì di peste. Aveva solo 33 anni, ma il suo nome era già avvolto nelle leggenda: generazioni intere di artisti e di scrittori si tramandarono il ricordo delle sue opere, e videro in lui un grande innovatore della tradizione pittorica veneziana.

 

Eppure, malgrado la sua celebrità e gli anni di ricerche e di indagini, oggi gli studiosi sono in grado di riconoscere come di mano del Giorgione solo circa una ventina di opere; il numero si restrinse poi a poco più di una decina, e forse ancor meno, se vogliamo eliminare da questo elenco quei dipinti la cui identificazione è tuttora in discussione.

 

Si tratta, comunque di dipinti bellissimi: oltre a quelli citati, ricordiamo un ritratto di Vecchia ( Venezia, Galleria dell'Accademia ), forse la madre dell'artista; la Giuditta ( Lenningrado, Ermitage ), dolce e malinconica immagine di donna che, appunto per la poetica interpretazione che ne dette il pittore, è assai lontana dalle consuete rappresentazioni di questo personaggio biblico; I Tre Filosofi ( Vienna, Kunsthistorisches Museum ), bellissimo quadro allegorico, ove in un angolo deserto di campagna, dinanzi a una roccia brulla, vediamo immersi nello studio e nella meditazione tre astrologi in pittoreschi costumi; la Venere  dormente ( Galleria di Dresda ) e infine La Tempesta ( Venezia, Galleria dell'Accademia ), che forse è il capolavoro di Giorgione, soprattutto per il bellissimo paesaggio sovrastato da un cielo greve di nubi e squarciato dai bagliori della folgore.

 

Il Giorgione fu un vero innovatore della tradizione pittorica veneziana, e, nello stesso tempo, un vero poeta della pittura.

Allo stile pittorico di Giovanni Bellini e della scuola veneziana del Quattrocento egli sostituì un modo di dipingere più sciolto, ricco di gradazioni di colori e di sfumature, tracciando, fra l'altro, le sue immagini direttamente col colore, senza servirsi di un disegno preliminare.

Egli inaugurò la cosiddetta pittura tonale, che troveremmo poi sviluppata ed esaltata da Tiziano.

Ma nei dipinti di Giorgione c'è ben di più che un innovazione di carattere puramente pittorico: vi sono stati valorizzati il paesaggio, i sentimenti teneri di estasi, di dolcezza, di malinconia.

Vi è insomma un'atmosfera di delicata poesia, che ha meritato al misterioso Giorgione la fama di pittore romantico: il primo della nostra storia dell'Arte.



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