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Carlo Goldoni

Nel mosaico politico dell'Italia settecentesca la vita iridata di Venezia, che specchia i suoi splendori e le sue miserie nelle acque della laguna, offre uno spettacolo irripetibile della natura e della storia. Da palazzi lussuosi e da povere dimore si riversa sui campielli, nei teatri e sulle piazze una società faceta e ricca d'estro, il cui dialiogo, colorito di grazia profondamente umana, spiana i rilievi sociali e avvicina l'aristocrazia al ceto mercantile e alla povera gente artigiana.

 

A questa cromatica e vivace rappresentazione della vita sullo sfondo pittoresco del mare, a questo movimentato dialogo sociale, si ispira l'arte del Goldoni per rinnovare con potenza suggestiva l'estetica e la morale della commedia italiana.

 

La sua riforma del teatro affonda appunto le radici nei costumi della vecchia e nuova città di Venezia, dove Carlo Goldoni è nato il 25 febbraio del 1707 da famiglia di origine modenese. Durante tutta la giovinezza la sua indole sbrigliata e incline alla interpretazione "comica" della vita affiora con intermittenza in tentativi di evasione, in avventure estrose e galanti, che hanno come unica alternativa crisi malinconiche di inespressività.

 

Laureatosi in giurisprudenza, a Milano entra in contatto con la compagnia Imer, ne diviene il poeta ufficiale e con l'occasione rientra a Venezia ( 1734 ) dove presso il teatro San Samuele, medita i mezzi tecnici e il contenuto intrinseco di nuove commedie, che facciano definitivamente tramontare la Commedia dell'Arte, affidata unicamente alla improvvisazione dei comici e articolata su ruoli fissi di maschere.

 

Nel 1738 il poeta fa recitare Il Momolo cortesan, commedia di carattere della quale ha scritto "la parte dell'attore principale"; nel 1743 è pronta la prima commedia scritta per intero, La donna di garbo.

 

Poi intende attuare programmi di riforme artistiche, dalla ribalta del teatro Sant'Angelo "tolto a pigione" dal Medebac, mentre per reazione polemica il vecchio teatro San Samuele assolda l'abate Pietro Chiari, il prolifico ricutore di drammi popolari ed esotici, che lancia la sua sfida al nuovo riformatore . Ma ormai il teatro goldoniano ha aperto una breccia nel pubblico, che ha acclamato ripetutamente la rappresentazione della Vedova scaltra e della Famiglia dell'antiquario. Contro l'ostilità dei comici e in atagonismo col Chiari, il Goldoni promette di comporre sedici "nuove commedie" per la stagione teatrale 1750-51, delle quali meritano la fama soprattutto: Il teatro comico, Il bugiardo, La bottega del caffè, I pettegolezzi delle donne, La Pamela nubile, L'avventuriero onorato. A coronamento di questa prodigiosa fecondità artistica, il temperamento estroso della servetta Marliani suggerisce la composizione del capolavoro delle commedie di carattere, La locandiera ( 1752 ).

 

Scaduto il contratto con la compagnia Medebac, il Goldoni si lega per un decennio ( 1752-1762 ) al Teatro San Luca, di proprietà del nobile Antonio Vendramin, ma deve sostenere la concorrenza dell'abate Chiari, scritturato ora dal Medebac, e di un avversario bizzaro e davvero temibile , di stampo conservatore: Carlo Gozzi ( 1756 ).

 

In breve la semplice vena del Goldoni risponde agli attacchi e alle canzonature con capolavori di ambiente e di carattere, che assumono a protagonista la nuova borghesia veneziana ( Il campiello, Le baruffe chiozzotte, la trilogia della villeggiatura Le smanie, Le avventure, Il ritorno, Sor Todaro brontolon ).

 

In fondo però la lotta avvelena Goldoni tanto da indurlo a lasciare Venezia per accettare un invito della Commedia Italiana di Parigi. Nel Carnevale del 1762 egli dà l'addio alla sua città con una commedia allegorica ( Una delle ultime sere di Carnevale ) e si risolve a partire, nella speranza però di un prossimo ritorno, che non avverrà mai ( muore a Parigi nel 1793 ).

 

La commedia, che ha offerto al Goldoni il mezzo più iridiscente per potersi esprimere, ha anche assorbito tutte le sue energie vitali identificandosi con la vita stessa, anzi sovrapponendosi ad essa. Infatti ogni altro interesse per lui è restato quasi marginale, non esclusi l'amore, la politica e la fede.

 

E siccome egli è affascinato dalla vita in movimento, dal gioco psicologico dei caratteri, dallo scintillio del dialogo quotidiano, la sua arte ha le dimensioni del reale e dell'uomo, anche nella prospettiva della graduale riforma.

 

Dapprima compone scenari e canovacci, aderendo ancora in parte ai gusti della Commedia dell'Arte; poi se ne stacca per scrivere la parte del protagonista e infine innerva la sua riforma sulla figura dominante di un carattere o sull'equilibrio di un insieme, mentre i personaggi che sostengono la vicenda non sono più tipi astratti o maschere fisse, bensì individui veri dal carattere complesso e variamente articolato, che conservano le caratteristiche dell'ambiente sociale dal quale provengono.

 

Nelle 120 commedie del Goldoni vive la società veneziana del '700, tutta orgogliosa dei suoi costumi raffinati e gentili, ma la sua struttura umana ha carattere cosmo-politico e si adatta al sorriso dell'uomo di tutti i tempi, che vi specchia nella sua eterna vicenda di bene e di male.



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Casa di Carlo GoldoniCasa di Carlo GoldoniCasa di Carlo GoldoniCasa di Carlo Goldoni Teatro Goldoni - Venezia

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