Immagine principale

Antonio Vivaldi

Antonio Vivaldi, il "prete rosso", figlio primogenito del barbiere e musicista Giovanni Battista Vivaldi, nacque a Venezia nel 1678; la sorte, non certo benevola, gli riserverà una salute cagionevole e una famiglia numerosa con una condizione economica non certo florida.

 

Accettando la vita che il padre aveva scelto per lui, Vivaldi, ragazzo dallo spiccato talento musicale, ma dall'indubbia vocazione religiosa, divenne sarcedote e si fece assumere presso l'Ospedale della Pietà come insegnante di musica.

Sarà proprio in quella sede che, nel 1708, le sue prime composizioni vennero ascoltate da Federico IV, re di Danimarca e Norvegia. Il successo fu notevole e le opere del "prete rosso" cominciarono a diffondersi in Europa.

 

Dopo aver fatto conoscere alcuni dei suoi spartiti nei ricchi mercati editoriali di Londra e Amsterdam, Vivaldi compose  la sua vera, grande provocazione musicale e il passaporto per la notorietà: L'Estro Armonico.

Intanto il "maestro dei concerti" proseguiva alacremente la propria attività di maestro all'Ospedale della Pietà a Venezia, il suo autentico ed inesauribile laboratorio di esperimenti.

Sulla abilità esecutiva delle fanciulle "ospitaliere" esistono numerosissime testimonianze dei più illustri viaggiatori.

 

Nel periodo tra il 1713 e il 1716 Vivaldi sposò la causa del melodramma e divenne impresario di se stesso e delle sue opere.

Attività, questa, intensissima e dall'alterna sorte, che porterà il "prete rosso" ad affrontare lunghi viaggi in Italia ed in Europa, dove conoscerà l'imperatore e comporrà brani per il giovanissimo Luigi XV re di Francia.

La sua cagionevole salute, che lo costringeva a sopportare i numerosi attacchi di asma bronchiale, non gli sarà all'apparenza di grande impaccio e nelle sue peregrinazioni si affiderà alle amorevoli cure delle due sorelle Giraud, una delle quali, Annina, diverà la sua amante.

 

Il suo estro musicale, la sua vita non propriamente irreprensibile, la sua fama di prete non praticante, ma soprattutto la sua instancabile vena imprenditoriale, in Patria,  costarono a don Antonio antipatie, inimicizie e qualche pesante pagina di satira.

Tannt'è che quando Vivaldi nel 1735 decise di tornare a Venezia per restarvi, non trovò certo la tranquillità sperata.

Ecco allora ricomparire il miraggio delle grandi piazze europee, dove la considerazione per il maestro era intatta.

 

Aiutato dalla proverbiale fulminea creatività, Vivaldi si distinguerà per la vendita al dettaglio dei suoi celebrati concerti.

Il suo ultimo viaggio a Vienna nascerà però all'insegna della sfortuna: lo stanco e non più celebratissimo" prete rosso" incapperà nella morte dell'imperatore e nella susseguente crisi politica sfociata nella guerra di successione.

Nessuno dei potenziali committenti di Vivaldi ebbe tempo di pensare alla musica dell'anziano maestro, che morì travolto dal suo male e nell'indifferenza generale.

Nel 1742 andò in scena postumo L'oratorio in Messina ovvero la Merope; di questo addio vivaldiano si perse dapprima la partitura e, con l'ultima guerra mondiale, anche il libretto.

 

Il 28 luglio 1741 moriva a Vienna Antonio Vivaldi. La cerimonia funebre fu del tutto anonima e le ossa del "prete rosso" finirono in una fossa comune; il suo corpo venne inumato in tutta fretta nel cimitero dell'Ospedale dei poveri.

 

Nella storia della musica, che a Venezia rappresenta uno dei fenomeni artistici di maggior valore e di più ampia durata, una figura in particolare emerge per fama e per valore: Antonio Vivaldi, il "prete rosso".

Amato e odiato dai suoi contemporanei, estro bizzarro, prete dalla rossa capigliatura, poco comune nella città lagunare, Vivaldi rappresenta forse meglio di chiunque altro uno stile, un'epoca, un modo di vivere e di far musica.



Inserisci un commento












Captcha
( * )

I commenti sono moderati, alcuni dati sono registrati nel rispetto della privacy. Inviando il commento si accettano le condizioni.