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Festa del Redentore

La Festa del Redentore è la festa più sentita dai veneziani, la festa veneziana per antonomasia.

E, nell'essere anche un'occasione per festeggiare gustando i piatti della tradizione in una veglia corale, è soprattutto il perpetuarsi del ringraziamento dell'intera città per essere scampata alla peste.

 

Nel 1575 L'Italia fu colpita da una tremenda epidemia di peste e Venezia non ne fu immune; la terribile pestilenza dilagò per la città per quasi due anni, mietendo molte vittime.

Per epidemie analoghe, scoppiate in epoche precedenti, il governo veneziano aveva già fatto costruire due "Lazzaretti" in un'isola della laguna, ma durante l'epidemia del 1575 i due ricoveri erano così sovracarichi che il Senato decretò che potessero sostare vicino all'isola delle grandi barche contenenti gli ammalati non ricoverabili nei Lazzaretti.

Allo scopo di circoscrivere la peste vennero emanate delle severe misure ristrettive ,la popolazione fu esortata a pregare e il doge deliberò la costruzione di un tempio votivo dedicato al Redentore non appena la pestilenza fosse finita.

L'epidemia cessò nel dicembre del 1576 e il Governo incaricò subito l'architetto Andrea Palladio di progettare il tempio , situandolo nell'isola della Giudecca; la prima pietra fu posta il 3 maggio 1577: un esercizio di stile rafinatissimo che fece della Chiesa del Redentore un capolavoro.

Annunciata ufficialmente nel luglio dello stesso anno nella basilica di San Marco la fine del morbo, si decretò che la terza domenica di luglio fosse per sempre dedicata alla visita al tempio del Redentore.

Il doge Sebastiano Venier, senza aspettare la fine della costruzione, volle recarsi alla Giudecca con una processione solenne; si costruì allora un ponte di barche da piazza San Marco alla Giudecca per far passare la processione e il popolo a seguito, e così per ogni anno a venire.

Il tempio fu consacrato il 27 settembre 1592.

 

Ogni terza domenica di luglio, la festa era preceduta da molti preparativi: le case alla Giudecca venivano imbiancate e addobate e, dopo aver omaggiato il Redentore, la folla si tratteneva lungo le rive cantando e bivaccando al chiaror delle torce.

 

Con il trascorrere del tempo la festa prese ad iniziare alla vigilia e sorsero delle cucine ambulanti per chi sulla riva, nelle calli, nei giardini o nelle barche ancorate, passava la sera e la notte in attesa delle cerimonie.

 

Si ornavano le rive con festoni di verzure e con palloncini di carta illuminati da candele interne che facevano luce ai festanti.

Diventò così la "Sagra del Redentore", o Il Redentòr, dove famiglie intere del popolo, della nobiltà e gruppi di amici andavano alla Giudecca con barche varie, anch'esse addobate con rami e balòni illuminati, e restavano a festeggiare in barca, attendendo i fuochi d'artificio che sovente si lanciavano dalle rive dell'isola.

Poi oltre la mezzanotte, dopo che i foghi si erano spenti nel cielo scuro, molte imbarcazioni andavano alla spiaggia del Lido per attendere l'alba.

 

Ancora oggi alla sera di questa festa moltissimi veneziani addobano le loro barche con frasche e balòni colorati e, con con gli amici o le famiglie, si portano in Bacino San Marco  o attorno alla Giudecca, oppure davanti o dietro l'isola di San Giorgio.

Lì gettano le ancore o si legano ad altre barche amiche e iniziano a banchettare.

 

La tradizione vuole che dovunque, in barca, nei campielli e sulle rive, si organizzino banchetti a base di piatti tipici tradizionali: la pasta e fasoi, le sarde in saor, i bigoli in salsa, l'ànera col pien, l'immancabile anguria tenuta a fresco nell'acqua del bacino, il tutto innaffiato da vino a volontà.

 

Ma la festa del Redentor non va limitata alla pur sua imperdibile notte di veglia, poichè si tratta soprattutto di una festa religiosa: sono ancora molti i veneziani che continuano a onorare quel voto fatto molto tempo fa con un discreto ma incessante pellegrinaggio domenicale, fino alla affollata messa vespertina celebrata dal patriarca.

La celebrazione è seguita da una processione religiosa che attraversa il ponte votivo di barche, costruito ogni anno per l'occasione, per collegare la Chiesa del Redentore con Venezia e permettere ai veneziani di recarsi a rendere omaggio al Redentore.



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