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Basilica di San Marco

Spettacolo unico in ogni ora del giorno, la Basilica di San Marco è il massimo monumento della città di Venezia, il simbolo della Chiesa cittadina, ma anche del potere politico, dato che nacque come cappella ducale e solo nell'Ottocento divenne sede del patriarcato.

 

Fu il tempio dove si vissero tutti i momenti più importanti della millenaria storia repubblicana.

 

Questa spettacolare basilica è la terza chiesa a essere stata eretta sullo stesso luogo. La prima, costruita nel IX sec. per ospitare le spoglie del corpo di san Marco, fu distrutta da un incendio nel 976. La seconda fu abbattuta nell'XI sec. per far posto a un edificio più bello e più consono alla crescente potenza della Serenissima; ne rimane sconosciuto l'architetto. La basilica è stata poi rimodellata più volte nel corso del tempo. Nel 1807, dopo secoli di uso come cappella del doge e per le cerimonie di Stato, sostituì San Pietro di Castello nel ruolo di cattedrale di Venezia.

 

La basilica ha una struttura architettonica in stile bizantino, a croce greca, con grande cupola centrale e quattro cupole di dimensioni più piccole in corrispondenza dei quattro bracci.

Nel XIII secolo, per dar maggior risalto a questa primitiva struttura, vennero costruite sopra le cupole imponenti le sopraelevazioni terminanti con cupolette a bulbo.

Risalgono al XII-XIV secolo gli imponenti lavori di decorazione interna e gli splendidi mosaici in oro, che coprono una superficie di ben 4240 mq e che sono una delle principali caratteristiche del complesso.

 

Si entra nella basilica dall'atrio, i cui mosaici, che illustrano storie dell'Antico Testamento, introducono alla decorazione musiva della chiesa, relativa al Nuovo Testamento.

 

Cupole, pareti e pavimenti della basilica sono rivestiti di lucenti mosaici dorati. I più antichi sono opera di artisti e maestranze bizantini. Le loro tecniche vennero adottate dagli artisti veneziani, che ne assimilarono lo stile decorativo, combinando ispirazione orientale e influssi occidentali.

Nel XVI sec., anche schizzi e cartoni di Tintoretto, Tiziano, Veronese ed altri artisti importanti furono riprodotti in mosaico.

Lo schema iconografico originario dei mosaici, con storie dei due Testamenti, è stato più o meno preservato grazie a restauri accurati. Tra i mosaici più belli ci sono quelli nella Cupola dell' Ascensione, del XIII secolo, e quelli della Cupola della Pentecoste, del XII secolo, sopra la navata centrale.

Il pavimento si stende come un tappeto turco tutto ondulato. Per creare complessi e colorati disegni geometrici e belle scene allegoriche con animali, sono state impiegate tessere di mosaico in marmo, porfido e vetro.

 

Notevoli mosaici sono presenti anche sulla facciata esterna, quest'ultima articolata su cinque ordini di arcate, sormontate da una balaustra esterna dalla quale si gode una magnifica vista. E' da questo balcone panoramico che i dogi e i dignitari assistevano alle cerimonie che si svolgevano nella piazza sottostante.

 

All'interno delle cinque arcate, partendo dall'angolo di sinistra, sono visibili la Traslazione del corpo di san Marco nella chiesa, Il corpo di san Marco venerato dal Doge, Cristo in gloria e il Giudizio finale, Il corpo di san Marco accolto dai veneziani e il Trafugamento del corpo di san Marco.

Intorno alla lunetta centrale, che sovrasta l'entrata principale della basilica, sono scolpiti tre archi decorati da antichissimi bassorilivi di pregiata fattura, rappresentanti rispettivamente i mesi, le virtù e i profeti.

Nell' intradosso del terzo arco sono scolpiti bassorilievi rappresentanti i mestieri più diffusi nella Venezia di allora. Sopra la balaustra spiccano le copie dei quattro cavalli bronzei i cui originali si trovano al museo.

 

I mosaici del XIII secolo che decorano cupole, volte e lunette dell'atrio sono tra i più belli della basilica. Raffigurano scene del Vecchio Testamento, che si svolgono in successione partendo da destra con la Cupola della Genesi, fino alle storie di Giuseppe e di Mosè nell'ultima cupola a sinistra. Le figure di santi su entrambi i lati dell'entrata principale sono, risalendo all'XI secolo,  tra i più antichi mosaici della chiesa.

 

Dall'atrio, salendo una rampa di scale piuttosto ripida, si giunge al Museo di S. Marco.

Il Museo presenta l'eccezionale quadriga di bronzo dorato, unico esempio di tiro a quattro dell'antichità giunto completo fino a noi, cui si arriva dopo aver seguito il suggestivo percorso museale.

In parte allestito nelle logge all'interno della basilica, il museo permette di contemplare i mosaici dall'alto, oltre che di affacciarsi alla terrazza ed ammirare Piazza San Marco.

La Sala dei banchetti custodisce la Pala feriale dipinta da Paolo Veneziano nel 1345, con storie di san Marco, che copriva la Pala d'Oro.

Sono esposti anche manoscritti medievali miniati, frammenti di mosaici e antichi arazzi. Notevoli gli arazzi della Passione, in lana, di manifattura fiamminga organizzata a Venezia. Il modello è di Nicolò di Pietro.

 

Accedendo all'interno, attraversando prima l'atrio e la sua splendida pavimentazione risalente all'XI-XII sec., la vista viene abbagliata dall'immensità decorativa dei mosaici a fondo oro.

I più importanti sono: la Predicazione degli Apostoli sulla cupola della Pentecoste, le Scene della Passione sulla volta, il Cristo benedicente sulla cupola centrale dell'Ascensione e i coevi cicli dei Santi presenti sulla cupola di San Leonardo e del Santissimo Sacramento. I mosaici dell'abside sono quasi certamente i più antichi e rappresentano i santi Nicola, Pietro, Marco ed Ermagora.

 

Notevole è anche il presbiterio, sopraelevato sulla cripta, separato dal resto della chiesa dalla maestosa iconostasi in marmi policromi. Sull'architrave statue della Madonna, San Giovanni e dei dodici apostoli, opere realizzate alla fine del XIV sec. dagli scultori Paolo e Giacobello Dalle Masegne. Dal presbiterio il doge e gli alti magistrati della Repubblica assistevano alle funzioni religiose.

 

L'altare maggiore custodisce le spoglie di san Marco, rinvenute dentro una cassa nella cripta, durante un restauro nel 1811. Dietro all'altare maggiore è visibile invece la splendida Pala d'Oro, mirabile realizzazione dell'oreficeria veneto-bizantina, al cui completamento lavorarono vari artigiani per oltre trecento anni, dal X sec. al 1342.

 

Il tempio presenta all'interno tre navate. La navata laterale sinistra è ricca di cappelle fatte erigere in epoche diverse.

Sulla sinistra, nella Cappella della Madonna Nicopeia, è venerata l'immagine, proveniente da Costantinopoli, forse come bottino della quarta crociata, della Madonna col Bambino, detta Nicopeia, cioè operatrice di vittoria, o Conduttrice, perchè era il vessillo dell'esercito bizantino. Autentico capolavoro dell'arte bizantina del XII secolo, molto amata dai veneziani in quanto considerata protettrice della città.

 

Sul lato destro della chiesa è visibile il Battistero, realizzato durante la ristrutturazione del XIV secolo, che chiude l'atrio verso la piazzetta. Destinato solo alla preghiera. Si articola in tre zone comunicanti. I mosaici narrano episodi tratti dalla vita di Giovanni Battista e dell'infanzia di Gesù. Celebre è la Danza di Salomè. Ospita alcune tombe di dogi e la lastra tombale di Jacopo Sansovino, grandissimo architetto e scultore, proto di San Marco e autore del fonte battesimale.

L'adiacente Cappella Zen è dedicata al cardinale Zen che alla sua morte lasciò un sostanzioso legato alla città di Venezia. I mosaici della cappella funeraria sono del XIII sec. e narrano la Vita di San Marco. Un tempo questa cappella, aperta verso sud, era l'ingresso della basilica dal mare.

 

Dall'interno della chiesa si può accedere anche alla cripta, l'antichissima cappella, e al Tesoro di San Marco.

Preziosissima collezione di oggetti e arredi di culto e di reliquie, il Tesoro venne in possesso della Serenissima dopo la presa di Costantinopoli nel 1204.

Tra gli oggetti in mostra, coppe, calici, due ricche icone raffiguranti l'arcangelo Michele e l'Artophoron, contenitore per il pane eucaristico in argento dorato a forma di chiesa, coronata da cupole secondo l'arte orientale ( XI sec. ).



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